Lapponia: viaggio di silenzi ed emozioni.

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Uno di quei viaggi che mai avrei pensato di fare? La Lapponia ad esempio…soprattutto d’inverno.
Terrorizzata dal freddo, con l’App sul meteo aperta venti giorni prima della partenza e chiusa al ritorno dal viaggio, con la speranza di vedere il cielo illuminato, con l’adrenalina per il tour con gli Husky (una delle fantasticherie che avrebbe voluto fare mio padre), siamo partiti con tutto e di più in valigia perché sapevamo cosa ci aspettava, il freddo. Abbiamo lasciato N e G a casa con mia mamma, più il cane e le mille mie raccomandazioni. Troppo piccole per affrontare questo viaggio, bisogna aver compiuto sette anni; sono partita con il dispiacere di non averle con noi, ma alla fine è stato meglio così. Anche tra due o tre anni, le due nanette non avrebbero retto ai ritmi, al freddo, almeno credo.

Siamo partiti grazie a mia suocera che molti mi invidiano, e fanno bene… Lei voleva fare questo viaggio già da tanto e alla fine ci siamo riusciti!
A lei dico grazie perché ha voluto portare i suoi figli in viaggio (e le rispettive compagne più il nipote maschio) per vedere l’aurora boreale, per stare insieme in vacanza, per ritrovarci un po’, per far vivere un’avventura al suo nipotino, per godere di un viaggio che forse noi non avremmo mai scelto di fare e che invece consiglio di mettere nella lista dei luoghi da visitare. Vale la pena fare questo viaggio non solo per vedere la casa di Babbo Natale con i bambini, che noi non abbiamo visto, ma per il silenzio nei boschi, per il rumore della neve che cade dagli alberi troppo carichi, per il trovarsi in mezzo al niente tra distese innevate su laghi ghiacciati, per il cielo che può regalare magie inimmaginabili, per osservare gli alberi che si trasformano in vere e proprie sculture ghiacciate e dipinti di un candido bianco, per la slitta con gli Husky, per conoscere un’altra cultura, molto affascinante, che vive di renne, di salmoni, di husky, di ghiaccio, di slitte, di saune a temperature elevatissime per poi immergersi nella neve.

Siamo stati a Levi, noto centro sciistico in Finlandia, a pochi chilometri dall’areoporto di Kittila. Tutto ben organizzato con Kel12.
Si possono fare tante escursioni, dalla passeggiata con slitte trainate dalle renne, dalla motoslitta (vero mezzo di trasporto in alternativa alla macchina) in notturna o di giorno sfrecciando su laghi ghiacciati e stradine apposite con tanto di cartelli stradali, dalla pesca alla guida sportiva su ghiaccio, dalla visita al museo dei Sami (tipica popolazione lappone) dalla ciaspolata nel buio della notte per ascoltare il silenzio dei boschi, dal tour con gli amatissimi Husky ad una sciata che non ci siamo fatti scappare sulle colline lapponi.

 

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Certamente portare i bambini in Lapponia nel periodo invernale non è facile, per le temperature intendo e se sei con un tour operator ti devi adattare ai ritmi del gruppo, ai loro orari, alle escursioni stabilite precedentemente. Abbiamo trovato temperature dai meno quindici gradi ai meno ventidue: i peli del naso si ghiacciano, le dita delle mani e dei piedi perdono sensibilità. Accade a me non di certo a mio figlio che ad ogni mia domanda per sincerarmi se stesse bene alzava gli occhi al cielo e mi rispondeva con un si prolungato e cantilenoso. Anche in vacanza viene fuori il mio lato apprensivo…
E come poteva effettivamente sentire freddo dal momento che indossava (e anche io) abbigliamento a pelle termico compreso di calzamaglia e maglietta, più pail, pantalone da sci, calzettone, e mega tutona termica data dal tour operator? Sembrava di dover andare sulla luna e alla fine sotto tutti quegli strati il freddo non passava, almeno per un’ora! La voglia di scaldarsi e fermarsi davanti al fuoco a sorseggiare succo caldo (troppo dolce per i miei gusti) e a mangiare salsicce nella tipica struttura finlandese chiamata ‘kota’ era tanta. Lì dentro abbiamo trascorso i momenti più intimi con il gruppo, risate, confidenze, e la condivisione di un fuoco che doveva scaldare diciassette persone.

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Il tempo non è stato poi così favorevole, fiocchi di neve a valanga per due giorni; noi che tutte le mattine appena svegli vivevamo di speranza e la sera alzavamo i nostri nasi ghiacciati al cielo, per scorgere qualche stella e per capire o meno se avevamo la possibilità di avvistare l’aurora boreale. Nuvole, cielo coperto anche senza fiocchi di neve e noi continuavamo a sperare.
L’ultima notte, finalmente, il cielo si è aperto, ci ha regalato uno sprazzo di luce verde, si spostava veloce, la seguivamo come un predatore insegue la sua preda. A corsa, con gridolini di gioia ed eccitazione, incitando il più piccolo del gruppo, diventato oramai “Gregorio la mascotte”, ci spostavamo dal ristorante verso l’albergo per andarci a vestire, pronti ad affrontare il freddo ci spostavamo come un pugno chiuso stretto e compatto, dicendoci che era la volta buona. Dopo esserci vestiti a cipolla, camminando come se stessimo andando a tenere un incontro di Sumo, siamo andati verso il lago ghiacciato, verso il buio illuminato solo dalla luce delle stelle, che brillavano come mai visto prima, e laggiù eccolo un bagliore di luce che sembrava dire: “accontentavi”.

Cosa ci è piaciuto di più?
La slitta con gli Husky. Da prima l’eccitazione dei cani mi ha un po’ intimorito, scalpitavano e tra loro litigavano quasi a voler primeggiare l’uno sull’altro, ognuno pronto ai posti di partenza, tiravano, erano pronti a farci godere di un paesaggio mozzafiato, lo sapevano che ci avrebbero fatto innamorare di loro.
Così agitati prima di partire, così dolci all’arrivo, felici di averci fatto stare bene. Gregorio se li è coccolati uno ad uno, grandi carezze, saluti affettuosi e: “mamma, ne possiamo portare uno a casa?”

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Non dimenticherò mai il rumore della slitta che scivolava veloce sulla neve, la mano di Gregorio che ci salutava da lontano, lui era con la guida e mio marito ed io da soli, il godimento di quella situazione surreale e pazzesca lo portiamo con noi, ogni giorno.
Non dimenticherò quel silenzio ascoltato con profonda meditazione, il silenzio interrotto solo dai fiocchi di neve che si posavano leggeri sulla neve, il silenzio che lì diventa un tutt’uno con noi stessi.
Non dimenticherò neppure la gioia di mio figlio, i suoi sorrisi, il suo essere amorevole con tutte le persone incontrate in questa vacanza, il suo affetto verso gli animali, la sua voglia di fare, di non fermarsi mai e di conoscere, il suo guardare fuori dal finestrino e pensare a chissà cosa, il suo fare lo scemo con lo zio P, suo grande amore. Sono fiera di lui, fiera del mio piccolo viaggiatore.

E mentre scrivo queste ultime righe mi è venuta voglia di Finlandia, di visitarla ancora, di visitare Helsinki, magari a primavera o in estate, oppure un altro inverno al freddo di quell’aria silenziosa e penetrante che difficilmente si dimentica. Eh già, un viaggio che rimane nel cuore, tra i miei ricordi preferiti.

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