Primo giorno, prima elementare.

Ve lo ricordate il primo giorno di scuola? Vi ricordate di quando la mamma o il papà vi hanno salutato fuori dal portone o cancello della scuola? Vi ricordate i compagni nuovi? Quelli invece che vi siete portati dietro dall’asilo? E le emozioni? Le sensazioni che avete provato? Il primo giorno di scuola non si dimentica. E’ un traguardo, un punto di arrivo e un punto di partenza. È l’inizio di un’ avventura, di un percorso dove ci saranno prove più o meno difficili.

Ecco, il primo giorno di scuola io lo ricordo bene.
Un nodo in gola, una sensazione di dovercela fare da sola, la timidezza nei confronti dei compagni, la ricerca di un’amica, l’insegnante non tanto simpatica che poi ho capito avere per tutti e cinque gli anni delle elementari…, il grembiule nero con il colletto bianco, la cartella rossa, l’ingresso nell’aula alla ricerca di un banco vuoto e poi trovato in terza fila vicino alla finestra. Il saluto alla mamma con un po’ di timore su ciò che sarebbe accaduto. Lei indossava un abito rosso fantasia, gli occhiali da sole e i capelli sciolti. Ricordi che ho ritrovato da poco nella mia memoria, quando Giovanni, mentre pensavamo a come sarebbe stato il primo giorno in prima elementare di Gregorio, mi ha chiesto: “ti ricordi del tuo primo giorno?”.
Ma si, certo! E così ricordi più o meno nitidi ci hanno invaso, ricordi di 30 anni fa ancora vivi in noi.

Oggi Gregorio ha varcato la soglia delle elementari.
Dalla sera prima ha fatto prove a casa con il grembiule e lo zaino, assistito con una forte gelosia mista ad ammirazione da parte delle sue sorelline.
Ha scelto il quaderno per il primo giorno, ha messo un pacchetto di creckers e la borraccia dell’acqua nello zaino insieme all’ astuccio regalato dallo zio, e prima di addormentarsi ha scelto un libro della buonanotte intitolato “la gara di paura”. (Non mi faccio troppe domande al riguardo).

E dopo una mia nottata insonne da ansia pre-elementare, lui, il super eroe Greg si è svegliato felice e abbastanza agitato. Ha scelto i vestiti e persino le mutande più belle, colazione veloce e poi in strada verso scuola. Emozionato, passeggiava saltellando.
Poi arrivati davanti al cancello ho intravisto in lui un nodo alla gola e l’emozione nel suoi occhi. Giunto vicino alla classe la voce prorompente del suo papà che da lontano gli urla :”Greg!!!”. Per incoraggiarlo e per ricevere un ultimo saluto.
Lui si volta e ci fa il suo sorriso migliore, complice con quello del suo papà, gli occhi che gli brillano e il mio cuore si fa piccolo.

Chissà se ricorderà di chi gli ha tenuto la mano per entrare in classe, dell’urlo del babbo che credo tutti i presenti hanno sentito, della mia camicia bianca, delle sorelle che lo saluto con la mano, e la folla di genitori appiccicati come sardine per fare la foto del giorno più indimenticabile dell’ anno.

E mentre lui prendeva il volo, io sono stata tutta la mattina a pensare a cosa avrebbe fatto, dove si sarebbe messo di banco, gli amici “nuovi” che alla materna erano un anno sopra di lui…(abbiamo deciso di mandarlo un po’ avanti essendo di gennaio).

A tutti è capitato di volere essere una “mosca” per vedere tutto, e oggi più che mai l’oro ho desiderato. Avrei voluto essere li in quella classe come una mosca e volare e sentire e vedere.

Finalmente arrivano le 12,30 e lui esce con le mani giunte alla ricerca dei nostri visi. Incrocio di sguardi, il suo sorriso come quello delle nove del mattino e poi la solita frase da mamma: “come è andata?” E lui “non ti racconto niente mamma, ma ti faccio vedere il quaderno!” Già qualcosa….

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