Educare all’alimentazione: scuola e famiglia a confronto.

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Ce ne sono davvero tante di idee, progetti, prodotti, installazioni, giochi in questa Milano design week 2017 a prova di bimbo, e tra tutto quello che bolle nel pentolone del design for kids c’è un prodotto che ha colpito subito la mia attenzione perché parla ai bambini, attraverso il gioco, di alimentazione, di educazione alimentare, coinvolgendo tutta la famiglia in un’esperienza culinaria divertente e collaborativa. Si chiama KochLust ideato dalla designer Julia Frost e lo presenta a f i l i in Ventura Lambrate dal 4 al 9 Aprile.

Giocare creando ricette più o meno appetitose maneggiando verdure e alimenti che forse i bambini amano poco o che magari trovano disgustosi ma che se manipolati e cucinati dai più piccoli insieme ai grandi forse possono suscitare curiosità, e la curiosità porta ad assaggiare, a capire e a non sprecare.

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Un gioco che presenta tessere di legno pieghevole, illustrate in modo semplice dalla designer, che ha voluto con pochi e lineari tratti suscitare la curiosità dei bambini spronandoli a fare come i grandi. Eh già, perché con questo gioco i bambini aiutano in cucina, tagliano la verdura, mettono la pasta a cuocere, condiscono con olio e sale, utilizzano a volte le stesse verdure per cucinare piatti differenti, diventano consapevoli di cosa vuol dire stare ai fornelli, di cosa vuol dire preparare da mangiare, il tempo che ci vuole, il non sprecare, l’assaggiare.

Ma perchè mi preme così tanto parlare di questo gioco?

Non so se molti sanno cosa sta accadendo a Firenze, una lotta da parte di mamme verso la scuola che riguarda la mensa scolastica. Ovvero un gruppo di mamme si è completamente scagliata verso l’assessore all’educazione di Firenze Cristina Giachi, in difesa dei “diritti alimentari” dei propri figli…
No ma dico io, stiamo scherzando?
La mia generazione e quelle prima sono cresciute a tirate di orecchie se a mensa non mangiavamo tutto. E adesso che sono grande lo posso ammettere, arrotolavo qualche avanzo di cibo nel tovagliolo e a volte guarda caso cadeva sotto il tavolo, io che mangiavo solo pasta in bianco praticamente. I miei sapevano che per me era difficile mangiare a scuola ma non si è mai visto uno dei miei genitore che andasse a scuola a discutere sul menù della mensa, additando i responsabili e coinvolgendo forze politiche che si fanno portavoce solo per raccattare qualche voto. Eh, mi dispiace, ma io trovo tutto molto surreale: questo fatto di proteggere i propri figli da qualsiasi cosa, adesso anche dal cibo.
Educhiamoli invece di proteggerli sempre.
La scuola credo che dovrebbe fare anche questo, educare all’alimentazione, al non sprecare, al gustare cibi diversi da quelli che solitamente vengono considerati “per bambini”.

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Quindi da un lato ci sono le mamme che sono contro la somministrazione di cibi non graditi ai bambini e questi si ritrovano a tornare a casa da scuola digiuni. Capisco che la quinoa, come il polpettone agli spinaci non piaccia alla maggioranza dei bambini, ma mi chiedo se non siamo noi genitori ad aver sbagliato l’approccio figli/cibo facendoli vivere in un loro preciso e catalogato mondo alimentare invece di sperimentare e conoscere altre culture e cibi dai colori più svariati.
Dall’altro lato abbiamo la scuola e i suoi rappresentati che, alle richieste dell’anno passato di genitori sul cambiare il menù scolastico con raccolta firme al seguito, hanno cambiato il menù della mensa in base a tabelle alimentari di cui si occupa il Ministero della Sanità, ma che ahimè quest’anno non ha trovato feedback positivo.

Certo che seguire il metodo del Dott.Franco Berrino, medico e scrittore di libri sul rapporto cancro e alimentazione, non è facile in una società che propone schifezze piene di zucchero e alimenti super raffinati che si trovano ai supermercati e che nella fretta della vita quotidiana acquistiamo per comodità. Ma sostenere che è un’ideologia il ridurre dal menu la carne rossa è troppo. Ci sono degli studi dietro, tabelle alimentari nutrizionali, e lo studio dell’Istituto dei Tumori che sostiene che la carne rossa sia una delle principali cause del tumore all’intestino. Non sono vegetariana, ma cerco di evitare un eccessivo consumo di alcuni alimenti, a favore di prodotti più sani, ma meno kids friendly, come verdura, legumi e cereali. Purtroppo a casa devo lottare con chi è amante della bistecca alla fiorentina!
Se a scuola la carne rossa viene data meno, cucinategliela a casa!

Mi metto tra quelle persone con figli che ogni tanto comprano la merendina, sto attenta agli ingredienti e quando posso prendo quelle del supermercato bio; non faccio assaggiare tutto ai bambini e capita che alla prima faccia disgustata di fronte ad una minestra di verdure a pezzi non insiste troppo sul dover assaggiare per forza, e per non sentire urla o lamentele frulla la verdura facendone una vellutata prelibata che diventa graditissima. Poi ci si mette il marito che no, si assaggia tutto, lui che se non finiva i fagiolini a cena mia suocera glieli dava a colazione. Faccio parte di quelle mamme che cucina cosa piace ai figli, ma che prova anche a spiegare da dove viene il cous cous o la quinoa, che finalmente a casa mangiano anche grazie al menu di scuola. Penso che di fame i nostri figli non moriranno di certo, ma diventeranno schifittosi, viziati, e protetti da e per qualsiasi cosa. Mi spiace.
Unico punto che a me preme su tutta questa vicenda è lo spreco di cibo, a quello non ci sto. So che le autorità competenti e in particolare il Comune si sta adoperando alla ricerca di destinare ciò che avanza a chi ne necessita.
Dobbiamo ritenerci fortunati se la mensa pubblica ci offre un menù vario e sano, è uno dei motivi, forse ormai uno dei pochi, per il quale sono felice di essere tornata a vivere in Italia.

Mamme non nascondiamoci dietro il problema dello spreco per chiedere un cibo più facile per i nostri figli, non dobbiamo solo sfamarli, dobbiamo, e qui l’attuale menù ci aiuta, educarli!

Lapponia: viaggio di silenzi ed emozioni.

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Uno di quei viaggi che mai avrei pensato di fare? La Lapponia ad esempio…soprattutto d’inverno.
Terrorizzata dal freddo, con l’App sul meteo aperta venti giorni prima della partenza e chiusa al ritorno dal viaggio, con la speranza di vedere il cielo illuminato, con l’adrenalina per il tour con gli Husky (una delle fantasticherie che avrebbe voluto fare mio padre), siamo partiti con tutto e di più in valigia perché sapevamo cosa ci aspettava, il freddo. Abbiamo lasciato N e G a casa con mia mamma, più il cane e le mille mie raccomandazioni. Troppo piccole per affrontare questo viaggio, bisogna aver compiuto sette anni; sono partita con il dispiacere di non averle con noi, ma alla fine è stato meglio così. Anche tra due o tre anni, le due nanette non avrebbero retto ai ritmi, al freddo, almeno credo.

Siamo partiti grazie a mia suocera che molti mi invidiano, e fanno bene… Lei voleva fare questo viaggio già da tanto e alla fine ci siamo riusciti!
A lei dico grazie perché ha voluto portare i suoi figli in viaggio (e le rispettive compagne più il nipote maschio) per vedere l’aurora boreale, per stare insieme in vacanza, per ritrovarci un po’, per far vivere un’avventura al suo nipotino, per godere di un viaggio che forse noi non avremmo mai scelto di fare e che invece consiglio di mettere nella lista dei luoghi da visitare. Vale la pena fare questo viaggio non solo per vedere la casa di Babbo Natale con i bambini, che noi non abbiamo visto, ma per il silenzio nei boschi, per il rumore della neve che cade dagli alberi troppo carichi, per il trovarsi in mezzo al niente tra distese innevate su laghi ghiacciati, per il cielo che può regalare magie inimmaginabili, per osservare gli alberi che si trasformano in vere e proprie sculture ghiacciate e dipinti di un candido bianco, per la slitta con gli Husky, per conoscere un’altra cultura, molto affascinante, che vive di renne, di salmoni, di husky, di ghiaccio, di slitte, di saune a temperature elevatissime per poi immergersi nella neve.

Siamo stati a Levi, noto centro sciistico in Finlandia, a pochi chilometri dall’areoporto di Kittila. Tutto ben organizzato con Kel12.
Si possono fare tante escursioni, dalla passeggiata con slitte trainate dalle renne, dalla motoslitta (vero mezzo di trasporto in alternativa alla macchina) in notturna o di giorno sfrecciando su laghi ghiacciati e stradine apposite con tanto di cartelli stradali, dalla pesca alla guida sportiva su ghiaccio, dalla visita al museo dei Sami (tipica popolazione lappone) dalla ciaspolata nel buio della notte per ascoltare il silenzio dei boschi, dal tour con gli amatissimi Husky ad una sciata che non ci siamo fatti scappare sulle colline lapponi.

 

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Certamente portare i bambini in Lapponia nel periodo invernale non è facile, per le temperature intendo e se sei con un tour operator ti devi adattare ai ritmi del gruppo, ai loro orari, alle escursioni stabilite precedentemente. Abbiamo trovato temperature dai meno quindici gradi ai meno ventidue: i peli del naso si ghiacciano, le dita delle mani e dei piedi perdono sensibilità. Accade a me non di certo a mio figlio che ad ogni mia domanda per sincerarmi se stesse bene alzava gli occhi al cielo e mi rispondeva con un si prolungato e cantilenoso. Anche in vacanza viene fuori il mio lato apprensivo…
E come poteva effettivamente sentire freddo dal momento che indossava (e anche io) abbigliamento a pelle termico compreso di calzamaglia e maglietta, più pail, pantalone da sci, calzettone, e mega tutona termica data dal tour operator? Sembrava di dover andare sulla luna e alla fine sotto tutti quegli strati il freddo non passava, almeno per un’ora! La voglia di scaldarsi e fermarsi davanti al fuoco a sorseggiare succo caldo (troppo dolce per i miei gusti) e a mangiare salsicce nella tipica struttura finlandese chiamata ‘kota’ era tanta. Lì dentro abbiamo trascorso i momenti più intimi con il gruppo, risate, confidenze, e la condivisione di un fuoco che doveva scaldare diciassette persone.

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Il tempo non è stato poi così favorevole, fiocchi di neve a valanga per due giorni; noi che tutte le mattine appena svegli vivevamo di speranza e la sera alzavamo i nostri nasi ghiacciati al cielo, per scorgere qualche stella e per capire o meno se avevamo la possibilità di avvistare l’aurora boreale. Nuvole, cielo coperto anche senza fiocchi di neve e noi continuavamo a sperare.
L’ultima notte, finalmente, il cielo si è aperto, ci ha regalato uno sprazzo di luce verde, si spostava veloce, la seguivamo come un predatore insegue la sua preda. A corsa, con gridolini di gioia ed eccitazione, incitando il più piccolo del gruppo, diventato oramai “Gregorio la mascotte”, ci spostavamo dal ristorante verso l’albergo per andarci a vestire, pronti ad affrontare il freddo ci spostavamo come un pugno chiuso stretto e compatto, dicendoci che era la volta buona. Dopo esserci vestiti a cipolla, camminando come se stessimo andando a tenere un incontro di Sumo, siamo andati verso il lago ghiacciato, verso il buio illuminato solo dalla luce delle stelle, che brillavano come mai visto prima, e laggiù eccolo un bagliore di luce che sembrava dire: “accontentavi”.

Cosa ci è piaciuto di più?
La slitta con gli Husky. Da prima l’eccitazione dei cani mi ha un po’ intimorito, scalpitavano e tra loro litigavano quasi a voler primeggiare l’uno sull’altro, ognuno pronto ai posti di partenza, tiravano, erano pronti a farci godere di un paesaggio mozzafiato, lo sapevano che ci avrebbero fatto innamorare di loro.
Così agitati prima di partire, così dolci all’arrivo, felici di averci fatto stare bene. Gregorio se li è coccolati uno ad uno, grandi carezze, saluti affettuosi e: “mamma, ne possiamo portare uno a casa?”

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Non dimenticherò mai il rumore della slitta che scivolava veloce sulla neve, la mano di Gregorio che ci salutava da lontano, lui era con la guida e mio marito ed io da soli, il godimento di quella situazione surreale e pazzesca lo portiamo con noi, ogni giorno.
Non dimenticherò quel silenzio ascoltato con profonda meditazione, il silenzio interrotto solo dai fiocchi di neve che si posavano leggeri sulla neve, il silenzio che lì diventa un tutt’uno con noi stessi.
Non dimenticherò neppure la gioia di mio figlio, i suoi sorrisi, il suo essere amorevole con tutte le persone incontrate in questa vacanza, il suo affetto verso gli animali, la sua voglia di fare, di non fermarsi mai e di conoscere, il suo guardare fuori dal finestrino e pensare a chissà cosa, il suo fare lo scemo con lo zio P, suo grande amore. Sono fiera di lui, fiera del mio piccolo viaggiatore.

E mentre scrivo queste ultime righe mi è venuta voglia di Finlandia, di visitarla ancora, di visitare Helsinki, magari a primavera o in estate, oppure un altro inverno al freddo di quell’aria silenziosa e penetrante che difficilmente si dimentica. Eh già, un viaggio che rimane nel cuore, tra i miei ricordi preferiti.

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Caro padre di bambina.

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Caro papà, padre di bambina, di femmina, di ragazzina adolescente, di neonata appena arrivata alla luce, a te caro papà rivolgo queste parole.
Non so se avevi in mente di volere una femmina, non so neppure se lei era desiderata o è arrivata semplicemente quando meno te lo aspettavi, fatto sta che sei padre, padre di una meravigliosa, splendida femminuccia.
Ti osservo spesso, padre di femmina, ti studio un po’ e ti guardo con i miei occhi che osservano il mondo per scrutare e capire da quale parte stiamo andando.
Tutti i padri non sono uguali, ci sono quelli autoritari, quelli amiconi, quelli permissivi, quelli dolci, quelli che neppure sanno dire “ti voglio bene”, ci sono padri che nemmeno giocano con i figli, padri che tornano stanchi dal lavoro e hanno tempo solo per riposare, padri che mettono la moglie al primo posto e si dimenticano di avere dei figli, padri che si mettono in ginocchio per consolare con una carezza, padri che neppure sanno di avere dei figli, padri che abbandonano, padri che picchiano, padri che abbracciano, padri diventati padri per errore, padri che amano alla follia tanto da non avere un attimo per se stessi.
Tu a quale padre appartieni?
Tu padre di femmina hai la ben che minima idea di cosa voglia dire essere una femmina? No, secondo me no!
Oppure pensi di saperlo, ma ti sbagli di grosso.
A meno che tu non sia un padre delinquente, che non ama i propri figli o che semplicemente non ha voglia di dedicarsi a loro, sappi che essere padre di una femmina è esattamente come essere padre di un maschio.
Non sopporto questa distinzione di genere, questo essere maschi e poter fare ciò che si vuole, questo essere femmina e non aver concesso niente o poco. Non sopporto quando alla femminuccia di casa ti rivogli con parole dolci e con una vocina tutta ‘piccicci e cocò’, quando ti prodighi con le braccia che diventano più lunghe del normale per darle un semplice abbraccio, quando a lei dai il bacio della buonanotte più sdolcinato e lungo possibile, e al lui lanci un semplice “buona notte” accompagnato magari da una carezza volante.

Sono stata cresciuta con la frase “loro sono maschi” e io ero la femminuccia di casa che se ne stava in camera sua a piangere quando tutti là fuori, amici e non, fratelli e non, uscivano e avevano la libertà. Libertà che ho conosciuto solo quando le cose le facevo di nascosto dai genitori con quello che ora è mio marito, padre dei miei figli e che all’epoca era il mio “ragazzo nascosto”. Avevo 21 anni età oramai matura per la società di oggi.
Ho sempre avuto la testa sulle spalle, ho sempre cercato di seguire ciò che era giusto e non seguire ciò che era sbagliato, ma poi ho ceduto, ho mentito ai genitori, perché solo così potevo sentirmi anche io un po’ libera come loro, come i miei amici e fratelli. Sono stata amata molto, coccolata, viziata nel ricevere affetto, ancora mia madre si preoccupa tanto per me, ancora ci teniamo per mano se passeggiamo insieme. Sono stata amata e fortunata ad avere una famiglia come l’ho avuto, sono stata però molto protetta e molto controllata, trattata come un fiorellino delicato.

“Diventrai maggiorenne a 21 anni” mi diceva mio padre quando avevo compiuto i 18 e mi dette la possibilità di festeggiarli insieme ad amici. Per me era un traguardo importante, per me era un modo per conquistare un pizzico di libertà.

Oggi pagherei oro e darei un braccio e anche di più per rivedere e risentire la voce di mio padre che mi rimproverava per un rientro a casa in ritardo, per una carezza o per stare semplicemente abbracciati davanti alla televisione. Da lui, per me grande uomo di cuore e di generosità, ho avuto amore, tanto, un amore forse tropo protettivo, un amore al femminile, un amore diverso da quello dato ai maschi di casa. Con loro giocava a calcio, li prendeva in braccio e li faceva volare in alto, a me dava affetto, mi raccontava la storia della buonanotte, quella di quando lui nuotava con i delfini in mare.

Non mi pento di certo di tutto l’amore e affetto che ho ricevuto, mi sono sentita dire che ero viziata, che ero la femminuccia di casa, e so che il mio essere stata viziata non era legato al materiale, perchè i giochi si ricevevano solo a Natale e al compleanno, ma all’affetto ricevuto. I figli vanno viziati di amore, ne sono certa, si dice e lo penso anche io che “l’amore salverà il mondo”, ma l’amore va dato in parti uguali, allo stesso modo, la stessa carezza dolce e lo stesso bacio della buonanotte vanno dati con la stessa intensità sia al maschio che alla femmina, a tutti i figli, allo stesso identico modo.

Una cosa mi preme, cerca caro padre di dare lo stesso amore sdolcinato al maschio e alla femmina, loro sono uguali, sono persone con le stesse esigenze. Sono i caratteri che sono diversi, come tu caro padre hai il carattere diverso da tua moglie o dalla tua compagna o da qualsiasi altra persona, anche loro sono diversi, ma ti prego, non rimproverare solo il figlio maschio se sbaglia, fallo anche con la femmina, ha lo stesso diritto di essere sgridata come un maschio e di essere amata come suo fratello.
A te caro padre chiedo di non fare errori, o almeno prova a non farli, chiedo di non fare distinzione di genere, chiedo se puoi di cercare di capire lui quanto fai con lei.

Quella femmina che hai tra le braccia, che ami come la cosa più preziosa al mondo, che credi non possa sfuggirti di mano mai, amala come il tuo altro figlio, non farla vivere in una campana di vetro, mettila di fronte a ciò che non è poi così bello e prezioso, perchè lei è forte e saprà affrontare le difficoltà come meglio credi, dalle fiducia.

Il Calendario avvento 2016: idee e spunti per affrontare il significato del Natale.

E’ diventata una vera e propria “ossessione” il calendario dell’avvento.
In circolazione, sulla rete, oramai ci sono meravigliosi tutorial e printables che con pochi passaggi rendono facile la messa in pratica del così tanto atteso calendario dell’avvento.
Ne è un esempio quello di The Funky Party Mama composto da 24 casette da riempire, nei toni del verde, scaricabile e riutilizzabile anno dopo anno.

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C’è chi opta per il fai da te, meglio ancora se condiviso con i bambini e chi invece preferisce averlo già pronto da riempire con dolcetti e regalini… Bellissimo quello di Fabelab, semplice ed essenziale quello di House Doctor.

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Ai miei tempi c’erano quelli classici, e tra l’altro ci son ancora, fatti di carta, con bellissime illustrazioni religiose o raffiguranti Babbo Natale con i bambini, con tante finestrelle numerate, che ahimè ogni tanto sbirciavo, aprivo e richiudevo, nella speranza che la mamma non se ne accorgesse…
Poi c’è stato il salto, il calendario con i cioccolatini, e lì si che era una vera gioia per il palato, meglio se al cioccolato al latte ma mi accontentavo anche del fondente…Era appeso nella mia cameretta, lo tenevo come un diario segreto lontano dai dispetti e dalla golosità di uno dei miei fratelli. Unduetrestella, in collaborazione con la pasticceria Ponti di Como, quest’anno mi riporta a quando ero bambina e alla mia golosità.

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Oggi, che anno dopo anno divento sempre più consapevole di quanto sia utile trasmettere valori e sentimenti indispensabili nella crescita dei nostri figli, mi rendo conto che è più il valore materiale che viene trasmesso in questo periodo di quello del vero significato del Natale e della sua venuta.
Non per forza bisogna essere praticanti e religiosi per capire il senso del Natale, che ha un significato ben preciso anche per chi non crede.
Ogni anno in questo periodo cerco di comunicare ai bambini la preparazione al Natale in termini di condivisione, di buoni sentimenti verso chi ci circonda. Aiutare chi ha più bisogno, farsi carico di piccoli gesti pieni di significato. Come ad esempio donare un giocattolo a chi più ne ha bisogno.

In questo il calendario dell’avvento è di grande aiuto. Riempiamolo di messaggi, affianchiamo ai cioccolatini e alle caramelle piccole scritte di gesti quotidiani da fare a casa o al di fuori delle mura domestiche.

Parto dal rapporto tra fratelli, quello dei miei figli.
Ultimamente sono sempre più frequenti i dispetti l’uno con l’altro, i “cecco toccami” sono all’ordine del giorno e la mia pazienza a volte traballa tra un sospiro lungo e meditativo, un aspettare che risolvano da soli le loro avversità e un alzata di voce con un crescendo di tonalità nel mio “adesso bastaaaa”.
Quindi opto per il calendario pieno di significato morale con aggiunta di un dolcetto o di un piccolo pensiero perché alla fine loro aspettano anche quello…

E’ ormai due anni che vado in questa direzione, è vero che i bambini si aspettano il regalino, ma è anche vero che il messaggio lasciato da un aiutante di Babbo Natale che li invita a aiutarsi l’uno con l’altro fa la sua figura!

Non è certo facile scervellarsi per ventiquattro giorni nel trovare frasi, messaggi e regalini. Non è stato facile nella collaborazione con il calendario dell’avvento di Family Nation dal titolo ‘C’era un avvento’: 24 giorni scanditi da piccole storie inventate che vede protagonista un prodotto. Ogni giorno una storia diversa da continuare con l’immaginazione dei bambini. Un gioco che richiede fantasia e che sicuramente coinvolgerà i più appassionati nell’ascolto di storie. Scaricabile qui.

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Più messaggi, storie, indovinelli e creatività!

|Natale 2016| Pacchetto regalo home made con la stoffa.

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Natale si avvicina e pensare al pacchetto regalo per me è come sentire il Natale in anticipo. E’ entrare nell’atmosfera delle lucine, delle decorazioni, dei biscotti alla cannella e del loro profumo che avvolge tutta la casa, dove tutto diventa magia.

Quest’anno il pacchetto regalo di Natale è d’ispirazione giapponese perché fatto con la stoffa.
In Giappone l’arte di avvolgere i regali con la stoffa si chiama Furoshiki e per chiudere il pacchettino si fa semplicemente un nodo. Mi sono limitata a chiuderli con lo spago e a decorarli con dei timbrini home made fatti con le patate. Un modo divertente per coinvolgere anche i bambini!
Niente carta al momento, ma stoffa per creare un pacchetto regalo speciale!

Se a casa vi avanzano pezzetti di stoffa e non sapete cosa farne ecco che è giunto il momento per utilizzarli al posto della solita carta da pacco.
Ho selezionato stoffe dai toni caldi e chiari, rigorosamente in tinta unita, che si adattassero al colore delle pigne con cui poi ho chiuso i pacchettini.

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Cosa occorre:
– pezzi di stoffa per il pacchetto regalo
– coltello e patata da intagliare da utilizzare come timbro
– colore/tempera per tessuti
– pennello
– pigne
– spago o filo di lana per chiudere il pacchetto
– bigliettini auguri

Per i bigliettini di auguri mi sono affidata a quelli di Family Nation che hanno aggiunto una nota di colore in più. Dolci e stilizzati alberelli di Natale insieme a messaggi di auguri pensati con il cuore. Li troverete nella vostra spedizione se deciderete di fare shopping online per i regali di Natale!

Procedimento:
1. Impacchettare il regalo con la stoffa, non importa fermarla con lo scotch, basta chiuderlo con lo spago o con un filo di lana.
2. Tagliare la patata. Basta una forma semplice, dei piccoli triangoli o dei quadratini andranno benissimo.
3. Colorare la parte della patata con la tempera e via agli stampini.
4. Decorare con una piccola pigna la chiusura del pacchetto.
5. Aggiungere il vostro bigliettino di auguri.

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E’ possibile anche riutilizzare la stoffa se usate colori per tessuti. In questo caso potrà diventare un tovagliolo, un asciughino o una tovaglietta, a me piace l’idea che il bordo sia sfilacciato, non per forza cucito alla perfezione.
Consiglio quindi di utilizzare colori per tessuti così da poterli lavare in lavatrice senza che il colore svanisca.
Buon lavoro! E se sfogliate il Family Nation Magazine questo tutorial anche li…
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