Educare alla bellezza si può. Baby caring e innovazione a Milano.

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Siamo arrivati quasi alla fine della scuola, e chi sogna le vacanze deve anche pensare e fare programmi per il prossimo anno scolastico… Qualcuno magari comincerà il nido e la scelta non è mai semplice…
Intraprendere una strada, quella che si pensa sia la più giusta per i nostri figli non è mai facile, ci troviamo sempre a dover fare delle scelte per loro e ci chiediamo se stiamo prendendo la decisione giusta.

Di fronte c’è adesso una strada piena di creatività che porta ad avvicinare i bambini al mondo dell’arte attraverso un percorso educativo unico incentrato sull’educazione alla bellezza in tutte le sue sfumature artistiche e concettuali che coinvolge il pensiero, l’osservazione e la riflessione, un’idea di insegnamento e apprendimento nella quale il bambino è protagonista entusiasta e attivo. Questa strada che ogni bimbo dovrebbe intraprendere si chiama Baby Caring a Milano in via San Calocero,16.

Si apre il portone di uno spazio che aspira ad insegnare l’arte ai bambini attraverso un percorso di crescita incentrato sulla bellezza e sull’educazione all’arte. Si apre il portone del primo Children Innovation Lab a sostegno del work-life balance della famiglia. Aperto tutto l’anno, 7 giorni su 7. Non è meraviglioso?

BABY CARING: CHI SEMINA IDEE, RACCOGLIE CERTEZZE E’ questa la filosofia alla base di Baby Caring, asilo nido bilingue e insieme centro di esperienza ludica che accoglie i bambini dagli 1 ai 12 anni oltre che con la tradizionale formula di frequenza annuale, anche con una formula personalizzata e flessibile “a tempo” per una perfetta conciliazione dei tempi/lavoro delle famiglie.

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L’ educazione avviene attraverso la partecipazione quotidiana alle opere d’arte esposte in forma di galleria all’interno della struttura, ma anche attraverso laboratori ideati e curati da artisti di fama internazionale con l’obiettivo di educare all’arte per creare arte. Tra le opere esposte c’è ad esempio “Beautiful mind” di Paolo De Cuarto, un’opera che ricorda una vecchia pubblicità dell’Olivetti che aiuta i bambini a scoprire la fisicità e la bellezza dei numeri.
E sempre Paolo de Cuarto propone il laboratorio in cui i bambini seguono gli insegnamenti dell’artista sporcandosi le mani su una tela ricoperta di intonaco, per dar vita ad un’opera d’arte libera da vincoli accademici, dove il sole può essere di tutti i colori e la matita si impugna come si vuole. O il laboratorio Micro-Memory curato dall’artista armena Liana Ghukasyan dove i bambini sono stimolati a creare immagini a tema su una carta creata in laboratorio per dar vita a piccoli libri d’artista.
I piccoli del Baby Caring possono non solo osservare l’arte ogni giorno attraverso opere d’arte e design messe in mostra ma anche produrre arte grazie ai laboratori tenuti da artisti internazionali.

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Ma ce di più! Baby Caring, propone una metodologia pedagogica innovativa ispirata alle Intelligenze multiple di Gardner, calibrata su un tempo minimo di permanenza (due ore), dove i piccoli ospiti potranno sperimentare i diversi linguaggi dell’arte, della musica e del teatro attraverso atelier dedicati e coltivare i valori della bellezza, della cultura eco-sostenibile e della progettualità. Una didattica innovativa dove nuove tecnologie e apprendimento si fondono e favoriscono, attraverso i multimedia e la robotica, esperienze ludiche per disegnare, comporre musica, progettare immagini e creare storie. Caratterizzano l’offerta alle famiglie, un’attenzione all’attività di orto didattico, una superficie di circa 400 mq dotata di un sistema di videosorveglianza interno ed esterno dove anche gli arredi sono parte integrante dell’esperienza ludica e formativa, caratterizzati dall’identità dei materiali e dalla simbologia delle strutture, studiati in esclusiva da Atelier Forte.

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Baby Caring nasce all’interno della Fondazione Mantegazza in Via Calocero 16 a Milano, dove Laura Solera Mantegazza aprì, prima in Italia, il suo asilo nido nel 1850 con la finalità di aiutare le donne lavoratrici a non abbandonare i propri figli.

Lo spazio del Baby Caring aveva già aperto le sue porte durante l’edizione passata della Milano design Week, promuovendo laboratori per bambini con artisti internazionali, per far conoscere gli spazi, la metodologia dell’insegnamento, le opere che ne fanno da cornice e da arredo.
Spero che sia l’inizio questo di un progetto moltiplicativo, che possa coinvolgere altre città, con asili che insegnino la bellezza dell’arte, per stimolare la curiosità dei bambini, portatori inestimabili di fantasia, estrosità, immaginazione, purezza.

Il guardaroba dei bambini che stimola l’indipendenza. Minimal e funzionale.

Avanza sempre di più la ricerca di prodotti pensati per i bambini che ne stimolino l’indipendenza e l’autonomia.
Anche il guardaroba si affaccia al mondo bimbo e lo fa in veste minimal e funzionale sviluppandone la fantasia e l’indipendenza. Si adatta al loro “piccolo” mondo per le dimensioni e per la capacità di organizzare il loro abbigliamento in totale autonomia.

Non sono solo dei semplici appendiabiti o appendini che si attaccano al muro, all’altezza giusta. Questi prodotti coinvolgimento i bambini per avvicinarli ad una maggiore consapevolezza di sé e delle proprie capacità.
Si può fare da soli! I bambini si gratificano nell’aiutare la mamma e il papà, ne imitano gli atteggiamenti, in casa si immedesimano nel modello che hanno di fronte. Quante volte vi è capitato di vedere il vostro bambino affaccendato tra le padelle in cucina o con in mano la scopa per spazzare briciole quasi inesistenti?

Allora ecco che i brand pensano anche all’organizzazione dell’abbigliamento. Tutti i giorni ci spogliamo e ci rivestiamo e mettiamo i nostri abiti nell’armadio o nel cesto della roba sporca e loro ci osservano.
Guardiamo da vicino quali sono le appenderie più stimolanti, dalla versione più dinamica a quella più classica.

Ci sono quelli che si devono costruire con la collaborazione di tutta la famiglia. E’ necessario infatti raccogliere i bastoni per farne appenderia per zaini, giacche e felpe. L’armadio per bambini “StammSitz” e “StammPlatz” by Fnurst Furniture è completato dopo aver trovato e raccolto bastoncini nei boschi. Il guardaroba chiama ad andare all’aria aperta! Un prodotto che unisce il design moderno alla ricerca di materiali naturali sporcandosi tra boschi fangosi.

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Lineare e ben strutturato per scuotere la fantasia dei bambini è il guardaroba by Prinzenkinder in versione white. Lo smerlo appenderia propone svariate possibilità di gioco perchè ricorda il castello di un re. La messa in ordine risulterà senza dubbio piacevole anche ai più svogliati. Nel ripiano basso si posizionano le scarpe, tra i buchi si appende lo zainetto e nel punto più alto il cappottino.

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Oliver furniture, brand danese dal gusto decisamente più classico, opta per una versione basic ma anche essa stimolante per i bambini. Posizionato nella cameretta può essere un ottimo spazio dove appendere travestimenti come gli abiti da super eroi preferiti o il tutù più prezioso.

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In versione classica anche quello di Chilhome ma con uno stile che richiama la tenda degli indiani per piccoli appassionati di archi e fortini.

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Educare all’alimentazione: scuola e famiglia a confronto.

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Ce ne sono davvero tante di idee, progetti, prodotti, installazioni, giochi in questa Milano design week 2017 a prova di bimbo, e tra tutto quello che bolle nel pentolone del design for kids c’è un prodotto che ha colpito subito la mia attenzione perché parla ai bambini, attraverso il gioco, di alimentazione, di educazione alimentare, coinvolgendo tutta la famiglia in un’esperienza culinaria divertente e collaborativa. Si chiama KochLust ideato dalla designer Julia Frost e lo presenta a f i l i in Ventura Lambrate dal 4 al 9 Aprile.

Giocare creando ricette più o meno appetitose maneggiando verdure e alimenti che forse i bambini amano poco o che magari trovano disgustosi ma che se manipolati e cucinati dai più piccoli insieme ai grandi forse possono suscitare curiosità, e la curiosità porta ad assaggiare, a capire e a non sprecare.

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Un gioco che presenta tessere di legno pieghevole, illustrate in modo semplice dalla designer, che ha voluto con pochi e lineari tratti suscitare la curiosità dei bambini spronandoli a fare come i grandi. Eh già, perché con questo gioco i bambini aiutano in cucina, tagliano la verdura, mettono la pasta a cuocere, condiscono con olio e sale, utilizzano a volte le stesse verdure per cucinare piatti differenti, diventano consapevoli di cosa vuol dire stare ai fornelli, di cosa vuol dire preparare da mangiare, il tempo che ci vuole, il non sprecare, l’assaggiare.

Ma perchè mi preme così tanto parlare di questo gioco?

Non so se molti sanno cosa sta accadendo a Firenze, una lotta da parte di mamme verso la scuola che riguarda la mensa scolastica. Ovvero un gruppo di mamme si è completamente scagliata verso l’assessore all’educazione di Firenze Cristina Giachi, in difesa dei “diritti alimentari” dei propri figli…
No ma dico io, stiamo scherzando?
La mia generazione e quelle prima sono cresciute a tirate di orecchie se a mensa non mangiavamo tutto. E adesso che sono grande lo posso ammettere, arrotolavo qualche avanzo di cibo nel tovagliolo e a volte guarda caso cadeva sotto il tavolo, io che mangiavo solo pasta in bianco praticamente. I miei sapevano che per me era difficile mangiare a scuola ma non si è mai visto uno dei miei genitore che andasse a scuola a discutere sul menù della mensa, additando i responsabili e coinvolgendo forze politiche che si fanno portavoce solo per raccattare qualche voto. Eh, mi dispiace, ma io trovo tutto molto surreale: questo fatto di proteggere i propri figli da qualsiasi cosa, adesso anche dal cibo.
Educhiamoli invece di proteggerli sempre.
La scuola credo che dovrebbe fare anche questo, educare all’alimentazione, al non sprecare, al gustare cibi diversi da quelli che solitamente vengono considerati “per bambini”.

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Quindi da un lato ci sono le mamme che sono contro la somministrazione di cibi non graditi ai bambini e questi si ritrovano a tornare a casa da scuola digiuni. Capisco che la quinoa, come il polpettone agli spinaci non piaccia alla maggioranza dei bambini, ma mi chiedo se non siamo noi genitori ad aver sbagliato l’approccio figli/cibo facendoli vivere in un loro preciso e catalogato mondo alimentare invece di sperimentare e conoscere altre culture e cibi dai colori più svariati.
Dall’altro lato abbiamo la scuola e i suoi rappresentati che, alle richieste dell’anno passato di genitori sul cambiare il menù scolastico con raccolta firme al seguito, hanno cambiato il menù della mensa in base a tabelle alimentari di cui si occupa il Ministero della Sanità, ma che ahimè quest’anno non ha trovato feedback positivo.

Certo che seguire il metodo del Dott.Franco Berrino, medico e scrittore di libri sul rapporto cancro e alimentazione, non è facile in una società che propone schifezze piene di zucchero e alimenti super raffinati che si trovano ai supermercati e che nella fretta della vita quotidiana acquistiamo per comodità. Ma sostenere che è un’ideologia il ridurre dal menu la carne rossa è troppo. Ci sono degli studi dietro, tabelle alimentari nutrizionali, e lo studio dell’Istituto dei Tumori che sostiene che la carne rossa sia una delle principali cause del tumore all’intestino. Non sono vegetariana, ma cerco di evitare un eccessivo consumo di alcuni alimenti, a favore di prodotti più sani, ma meno kids friendly, come verdura, legumi e cereali. Purtroppo a casa devo lottare con chi è amante della bistecca alla fiorentina!
Se a scuola la carne rossa viene data meno, cucinategliela a casa!

Mi metto tra quelle persone con figli che ogni tanto comprano la merendina, sto attenta agli ingredienti e quando posso prendo quelle del supermercato bio; non faccio assaggiare tutto ai bambini e capita che alla prima faccia disgustata di fronte ad una minestra di verdure a pezzi non insiste troppo sul dover assaggiare per forza, e per non sentire urla o lamentele frulla la verdura facendone una vellutata prelibata che diventa graditissima. Poi ci si mette il marito che no, si assaggia tutto, lui che se non finiva i fagiolini a cena mia suocera glieli dava a colazione. Faccio parte di quelle mamme che cucina cosa piace ai figli, ma che prova anche a spiegare da dove viene il cous cous o la quinoa, che finalmente a casa mangiano anche grazie al menu di scuola. Penso che di fame i nostri figli non moriranno di certo, ma diventeranno schifittosi, viziati, e protetti da e per qualsiasi cosa. Mi spiace.
Unico punto che a me preme su tutta questa vicenda è lo spreco di cibo, a quello non ci sto. So che le autorità competenti e in particolare il Comune si sta adoperando alla ricerca di destinare ciò che avanza a chi ne necessita.
Dobbiamo ritenerci fortunati se la mensa pubblica ci offre un menù vario e sano, è uno dei motivi, forse ormai uno dei pochi, per il quale sono felice di essere tornata a vivere in Italia.

Mamme non nascondiamoci dietro il problema dello spreco per chiedere un cibo più facile per i nostri figli, non dobbiamo solo sfamarli, dobbiamo, e qui l’attuale menù ci aiuta, educarli!

Lapponia: viaggio di silenzi ed emozioni.

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Uno di quei viaggi che mai avrei pensato di fare? La Lapponia ad esempio…soprattutto d’inverno.
Terrorizzata dal freddo, con l’App sul meteo aperta venti giorni prima della partenza e chiusa al ritorno dal viaggio, con la speranza di vedere il cielo illuminato, con l’adrenalina per il tour con gli Husky (una delle fantasticherie che avrebbe voluto fare mio padre), siamo partiti con tutto e di più in valigia perché sapevamo cosa ci aspettava, il freddo. Abbiamo lasciato N e G a casa con mia mamma, più il cane e le mille mie raccomandazioni. Troppo piccole per affrontare questo viaggio, bisogna aver compiuto sette anni; sono partita con il dispiacere di non averle con noi, ma alla fine è stato meglio così. Anche tra due o tre anni, le due nanette non avrebbero retto ai ritmi, al freddo, almeno credo.

Siamo partiti grazie a mia suocera che molti mi invidiano, e fanno bene… Lei voleva fare questo viaggio già da tanto e alla fine ci siamo riusciti!
A lei dico grazie perché ha voluto portare i suoi figli in viaggio (e le rispettive compagne più il nipote maschio) per vedere l’aurora boreale, per stare insieme in vacanza, per ritrovarci un po’, per far vivere un’avventura al suo nipotino, per godere di un viaggio che forse noi non avremmo mai scelto di fare e che invece consiglio di mettere nella lista dei luoghi da visitare. Vale la pena fare questo viaggio non solo per vedere la casa di Babbo Natale con i bambini, che noi non abbiamo visto, ma per il silenzio nei boschi, per il rumore della neve che cade dagli alberi troppo carichi, per il trovarsi in mezzo al niente tra distese innevate su laghi ghiacciati, per il cielo che può regalare magie inimmaginabili, per osservare gli alberi che si trasformano in vere e proprie sculture ghiacciate e dipinti di un candido bianco, per la slitta con gli Husky, per conoscere un’altra cultura, molto affascinante, che vive di renne, di salmoni, di husky, di ghiaccio, di slitte, di saune a temperature elevatissime per poi immergersi nella neve.

Siamo stati a Levi, noto centro sciistico in Finlandia, a pochi chilometri dall’areoporto di Kittila. Tutto ben organizzato con Kel12.
Si possono fare tante escursioni, dalla passeggiata con slitte trainate dalle renne, dalla motoslitta (vero mezzo di trasporto in alternativa alla macchina) in notturna o di giorno sfrecciando su laghi ghiacciati e stradine apposite con tanto di cartelli stradali, dalla pesca alla guida sportiva su ghiaccio, dalla visita al museo dei Sami (tipica popolazione lappone) dalla ciaspolata nel buio della notte per ascoltare il silenzio dei boschi, dal tour con gli amatissimi Husky ad una sciata che non ci siamo fatti scappare sulle colline lapponi.

 

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Certamente portare i bambini in Lapponia nel periodo invernale non è facile, per le temperature intendo e se sei con un tour operator ti devi adattare ai ritmi del gruppo, ai loro orari, alle escursioni stabilite precedentemente. Abbiamo trovato temperature dai meno quindici gradi ai meno ventidue: i peli del naso si ghiacciano, le dita delle mani e dei piedi perdono sensibilità. Accade a me non di certo a mio figlio che ad ogni mia domanda per sincerarmi se stesse bene alzava gli occhi al cielo e mi rispondeva con un si prolungato e cantilenoso. Anche in vacanza viene fuori il mio lato apprensivo…
E come poteva effettivamente sentire freddo dal momento che indossava (e anche io) abbigliamento a pelle termico compreso di calzamaglia e maglietta, più pail, pantalone da sci, calzettone, e mega tutona termica data dal tour operator? Sembrava di dover andare sulla luna e alla fine sotto tutti quegli strati il freddo non passava, almeno per un’ora! La voglia di scaldarsi e fermarsi davanti al fuoco a sorseggiare succo caldo (troppo dolce per i miei gusti) e a mangiare salsicce nella tipica struttura finlandese chiamata ‘kota’ era tanta. Lì dentro abbiamo trascorso i momenti più intimi con il gruppo, risate, confidenze, e la condivisione di un fuoco che doveva scaldare diciassette persone.

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Il tempo non è stato poi così favorevole, fiocchi di neve a valanga per due giorni; noi che tutte le mattine appena svegli vivevamo di speranza e la sera alzavamo i nostri nasi ghiacciati al cielo, per scorgere qualche stella e per capire o meno se avevamo la possibilità di avvistare l’aurora boreale. Nuvole, cielo coperto anche senza fiocchi di neve e noi continuavamo a sperare.
L’ultima notte, finalmente, il cielo si è aperto, ci ha regalato uno sprazzo di luce verde, si spostava veloce, la seguivamo come un predatore insegue la sua preda. A corsa, con gridolini di gioia ed eccitazione, incitando il più piccolo del gruppo, diventato oramai “Gregorio la mascotte”, ci spostavamo dal ristorante verso l’albergo per andarci a vestire, pronti ad affrontare il freddo ci spostavamo come un pugno chiuso stretto e compatto, dicendoci che era la volta buona. Dopo esserci vestiti a cipolla, camminando come se stessimo andando a tenere un incontro di Sumo, siamo andati verso il lago ghiacciato, verso il buio illuminato solo dalla luce delle stelle, che brillavano come mai visto prima, e laggiù eccolo un bagliore di luce che sembrava dire: “accontentavi”.

Cosa ci è piaciuto di più?
La slitta con gli Husky. Da prima l’eccitazione dei cani mi ha un po’ intimorito, scalpitavano e tra loro litigavano quasi a voler primeggiare l’uno sull’altro, ognuno pronto ai posti di partenza, tiravano, erano pronti a farci godere di un paesaggio mozzafiato, lo sapevano che ci avrebbero fatto innamorare di loro.
Così agitati prima di partire, così dolci all’arrivo, felici di averci fatto stare bene. Gregorio se li è coccolati uno ad uno, grandi carezze, saluti affettuosi e: “mamma, ne possiamo portare uno a casa?”

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Non dimenticherò mai il rumore della slitta che scivolava veloce sulla neve, la mano di Gregorio che ci salutava da lontano, lui era con la guida e mio marito ed io da soli, il godimento di quella situazione surreale e pazzesca lo portiamo con noi, ogni giorno.
Non dimenticherò quel silenzio ascoltato con profonda meditazione, il silenzio interrotto solo dai fiocchi di neve che si posavano leggeri sulla neve, il silenzio che lì diventa un tutt’uno con noi stessi.
Non dimenticherò neppure la gioia di mio figlio, i suoi sorrisi, il suo essere amorevole con tutte le persone incontrate in questa vacanza, il suo affetto verso gli animali, la sua voglia di fare, di non fermarsi mai e di conoscere, il suo guardare fuori dal finestrino e pensare a chissà cosa, il suo fare lo scemo con lo zio P, suo grande amore. Sono fiera di lui, fiera del mio piccolo viaggiatore.

E mentre scrivo queste ultime righe mi è venuta voglia di Finlandia, di visitarla ancora, di visitare Helsinki, magari a primavera o in estate, oppure un altro inverno al freddo di quell’aria silenziosa e penetrante che difficilmente si dimentica. Eh già, un viaggio che rimane nel cuore, tra i miei ricordi preferiti.

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Caro padre di bambina.

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Caro papà, padre di bambina, di femmina, di ragazzina adolescente, di neonata appena arrivata alla luce, a te caro papà rivolgo queste parole.
Non so se avevi in mente di volere una femmina, non so neppure se lei era desiderata o è arrivata semplicemente quando meno te lo aspettavi, fatto sta che sei padre, padre di una meravigliosa, splendida femminuccia.
Ti osservo spesso, padre di femmina, ti studio un po’ e ti guardo con i miei occhi che osservano il mondo per scrutare e capire da quale parte stiamo andando.
Tutti i padri non sono uguali, ci sono quelli autoritari, quelli amiconi, quelli permissivi, quelli dolci, quelli che neppure sanno dire “ti voglio bene”, ci sono padri che nemmeno giocano con i figli, padri che tornano stanchi dal lavoro e hanno tempo solo per riposare, padri che mettono la moglie al primo posto e si dimenticano di avere dei figli, padri che si mettono in ginocchio per consolare con una carezza, padri che neppure sanno di avere dei figli, padri che abbandonano, padri che picchiano, padri che abbracciano, padri diventati padri per errore, padri che amano alla follia tanto da non avere un attimo per se stessi.
Tu a quale padre appartieni?
Tu padre di femmina hai la ben che minima idea di cosa voglia dire essere una femmina? No, secondo me no!
Oppure pensi di saperlo, ma ti sbagli di grosso.
A meno che tu non sia un padre delinquente, che non ama i propri figli o che semplicemente non ha voglia di dedicarsi a loro, sappi che essere padre di una femmina è esattamente come essere padre di un maschio.
Non sopporto questa distinzione di genere, questo essere maschi e poter fare ciò che si vuole, questo essere femmina e non aver concesso niente o poco. Non sopporto quando alla femminuccia di casa ti rivogli con parole dolci e con una vocina tutta ‘piccicci e cocò’, quando ti prodighi con le braccia che diventano più lunghe del normale per darle un semplice abbraccio, quando a lei dai il bacio della buonanotte più sdolcinato e lungo possibile, e al lui lanci un semplice “buona notte” accompagnato magari da una carezza volante.

Sono stata cresciuta con la frase “loro sono maschi” e io ero la femminuccia di casa che se ne stava in camera sua a piangere quando tutti là fuori, amici e non, fratelli e non, uscivano e avevano la libertà. Libertà che ho conosciuto solo quando le cose le facevo di nascosto dai genitori con quello che ora è mio marito, padre dei miei figli e che all’epoca era il mio “ragazzo nascosto”. Avevo 21 anni età oramai matura per la società di oggi.
Ho sempre avuto la testa sulle spalle, ho sempre cercato di seguire ciò che era giusto e non seguire ciò che era sbagliato, ma poi ho ceduto, ho mentito ai genitori, perché solo così potevo sentirmi anche io un po’ libera come loro, come i miei amici e fratelli. Sono stata amata molto, coccolata, viziata nel ricevere affetto, ancora mia madre si preoccupa tanto per me, ancora ci teniamo per mano se passeggiamo insieme. Sono stata amata e fortunata ad avere una famiglia come l’ho avuto, sono stata però molto protetta e molto controllata, trattata come un fiorellino delicato.

“Diventrai maggiorenne a 21 anni” mi diceva mio padre quando avevo compiuto i 18 e mi dette la possibilità di festeggiarli insieme ad amici. Per me era un traguardo importante, per me era un modo per conquistare un pizzico di libertà.

Oggi pagherei oro e darei un braccio e anche di più per rivedere e risentire la voce di mio padre che mi rimproverava per un rientro a casa in ritardo, per una carezza o per stare semplicemente abbracciati davanti alla televisione. Da lui, per me grande uomo di cuore e di generosità, ho avuto amore, tanto, un amore forse tropo protettivo, un amore al femminile, un amore diverso da quello dato ai maschi di casa. Con loro giocava a calcio, li prendeva in braccio e li faceva volare in alto, a me dava affetto, mi raccontava la storia della buonanotte, quella di quando lui nuotava con i delfini in mare.

Non mi pento di certo di tutto l’amore e affetto che ho ricevuto, mi sono sentita dire che ero viziata, che ero la femminuccia di casa, e so che il mio essere stata viziata non era legato al materiale, perchè i giochi si ricevevano solo a Natale e al compleanno, ma all’affetto ricevuto. I figli vanno viziati di amore, ne sono certa, si dice e lo penso anche io che “l’amore salverà il mondo”, ma l’amore va dato in parti uguali, allo stesso modo, la stessa carezza dolce e lo stesso bacio della buonanotte vanno dati con la stessa intensità sia al maschio che alla femmina, a tutti i figli, allo stesso identico modo.

Una cosa mi preme, cerca caro padre di dare lo stesso amore sdolcinato al maschio e alla femmina, loro sono uguali, sono persone con le stesse esigenze. Sono i caratteri che sono diversi, come tu caro padre hai il carattere diverso da tua moglie o dalla tua compagna o da qualsiasi altra persona, anche loro sono diversi, ma ti prego, non rimproverare solo il figlio maschio se sbaglia, fallo anche con la femmina, ha lo stesso diritto di essere sgridata come un maschio e di essere amata come suo fratello.
A te caro padre chiedo di non fare errori, o almeno prova a non farli, chiedo di non fare distinzione di genere, chiedo se puoi di cercare di capire lui quanto fai con lei.

Quella femmina che hai tra le braccia, che ami come la cosa più preziosa al mondo, che credi non possa sfuggirti di mano mai, amala come il tuo altro figlio, non farla vivere in una campana di vetro, mettila di fronte a ciò che non è poi così bello e prezioso, perchè lei è forte e saprà affrontare le difficoltà come meglio credi, dalle fiducia.