Lapponia: viaggio di silenzi ed emozioni.

IMG_6210
Uno di quei viaggi che mai avrei pensato di fare? La Lapponia ad esempio…soprattutto d’inverno.
Terrorizzata dal freddo, con l’App sul meteo aperta venti giorni prima della partenza e chiusa al ritorno dal viaggio, con la speranza di vedere il cielo illuminato, con l’adrenalina per il tour con gli Husky (una delle fantasticherie che avrebbe voluto fare mio padre), siamo partiti con tutto e di più in valigia perché sapevamo cosa ci aspettava, il freddo. Abbiamo lasciato N e G a casa con mia mamma, più il cane e le mille mie raccomandazioni. Troppo piccole per affrontare questo viaggio, bisogna aver compiuto sette anni; sono partita con il dispiacere di non averle con noi, ma alla fine è stato meglio così. Anche tra due o tre anni, le due nanette non avrebbero retto ai ritmi, al freddo, almeno credo.

Siamo partiti grazie a mia suocera che molti mi invidiano, e fanno bene… Lei voleva fare questo viaggio già da tanto e alla fine ci siamo riusciti!
A lei dico grazie perché ha voluto portare i suoi figli in viaggio (e le rispettive compagne più il nipote maschio) per vedere l’aurora boreale, per stare insieme in vacanza, per ritrovarci un po’, per far vivere un’avventura al suo nipotino, per godere di un viaggio che forse noi non avremmo mai scelto di fare e che invece consiglio di mettere nella lista dei luoghi da visitare. Vale la pena fare questo viaggio non solo per vedere la casa di Babbo Natale con i bambini, che noi non abbiamo visto, ma per il silenzio nei boschi, per il rumore della neve che cade dagli alberi troppo carichi, per il trovarsi in mezzo al niente tra distese innevate su laghi ghiacciati, per il cielo che può regalare magie inimmaginabili, per osservare gli alberi che si trasformano in vere e proprie sculture ghiacciate e dipinti di un candido bianco, per la slitta con gli Husky, per conoscere un’altra cultura, molto affascinante, che vive di renne, di salmoni, di husky, di ghiaccio, di slitte, di saune a temperature elevatissime per poi immergersi nella neve.

Siamo stati a Levi, noto centro sciistico in Finlandia, a pochi chilometri dall’areoporto di Kittila. Tutto ben organizzato con Kel12.
Si possono fare tante escursioni, dalla passeggiata con slitte trainate dalle renne, dalla motoslitta (vero mezzo di trasporto in alternativa alla macchina) in notturna o di giorno sfrecciando su laghi ghiacciati e stradine apposite con tanto di cartelli stradali, dalla pesca alla guida sportiva su ghiaccio, dalla visita al museo dei Sami (tipica popolazione lappone) dalla ciaspolata nel buio della notte per ascoltare il silenzio dei boschi, dal tour con gli amatissimi Husky ad una sciata che non ci siamo fatti scappare sulle colline lapponi.

 

IMG_60871rIMG_6084r

Certamente portare i bambini in Lapponia nel periodo invernale non è facile, per le temperature intendo e se sei con un tour operator ti devi adattare ai ritmi del gruppo, ai loro orari, alle escursioni stabilite precedentemente. Abbiamo trovato temperature dai meno quindici gradi ai meno ventidue: i peli del naso si ghiacciano, le dita delle mani e dei piedi perdono sensibilità. Accade a me non di certo a mio figlio che ad ogni mia domanda per sincerarmi se stesse bene alzava gli occhi al cielo e mi rispondeva con un si prolungato e cantilenoso. Anche in vacanza viene fuori il mio lato apprensivo…
E come poteva effettivamente sentire freddo dal momento che indossava (e anche io) abbigliamento a pelle termico compreso di calzamaglia e maglietta, più pail, pantalone da sci, calzettone, e mega tutona termica data dal tour operator? Sembrava di dover andare sulla luna e alla fine sotto tutti quegli strati il freddo non passava, almeno per un’ora! La voglia di scaldarsi e fermarsi davanti al fuoco a sorseggiare succo caldo (troppo dolce per i miei gusti) e a mangiare salsicce nella tipica struttura finlandese chiamata ‘kota’ era tanta. Lì dentro abbiamo trascorso i momenti più intimi con il gruppo, risate, confidenze, e la condivisione di un fuoco che doveva scaldare diciassette persone.

IMG_6194
Il tempo non è stato poi così favorevole, fiocchi di neve a valanga per due giorni; noi che tutte le mattine appena svegli vivevamo di speranza e la sera alzavamo i nostri nasi ghiacciati al cielo, per scorgere qualche stella e per capire o meno se avevamo la possibilità di avvistare l’aurora boreale. Nuvole, cielo coperto anche senza fiocchi di neve e noi continuavamo a sperare.
L’ultima notte, finalmente, il cielo si è aperto, ci ha regalato uno sprazzo di luce verde, si spostava veloce, la seguivamo come un predatore insegue la sua preda. A corsa, con gridolini di gioia ed eccitazione, incitando il più piccolo del gruppo, diventato oramai “Gregorio la mascotte”, ci spostavamo dal ristorante verso l’albergo per andarci a vestire, pronti ad affrontare il freddo ci spostavamo come un pugno chiuso stretto e compatto, dicendoci che era la volta buona. Dopo esserci vestiti a cipolla, camminando come se stessimo andando a tenere un incontro di Sumo, siamo andati verso il lago ghiacciato, verso il buio illuminato solo dalla luce delle stelle, che brillavano come mai visto prima, e laggiù eccolo un bagliore di luce che sembrava dire: “accontentavi”.

Cosa ci è piaciuto di più?
La slitta con gli Husky. Da prima l’eccitazione dei cani mi ha un po’ intimorito, scalpitavano e tra loro litigavano quasi a voler primeggiare l’uno sull’altro, ognuno pronto ai posti di partenza, tiravano, erano pronti a farci godere di un paesaggio mozzafiato, lo sapevano che ci avrebbero fatto innamorare di loro.
Così agitati prima di partire, così dolci all’arrivo, felici di averci fatto stare bene. Gregorio se li è coccolati uno ad uno, grandi carezze, saluti affettuosi e: “mamma, ne possiamo portare uno a casa?”

thumb_IMG_1938_1024

IMG_6482

Collage1

IMG_6198

Non dimenticherò mai il rumore della slitta che scivolava veloce sulla neve, la mano di Gregorio che ci salutava da lontano, lui era con la guida e mio marito ed io da soli, il godimento di quella situazione surreale e pazzesca lo portiamo con noi, ogni giorno.
Non dimenticherò quel silenzio ascoltato con profonda meditazione, il silenzio interrotto solo dai fiocchi di neve che si posavano leggeri sulla neve, il silenzio che lì diventa un tutt’uno con noi stessi.
Non dimenticherò neppure la gioia di mio figlio, i suoi sorrisi, il suo essere amorevole con tutte le persone incontrate in questa vacanza, il suo affetto verso gli animali, la sua voglia di fare, di non fermarsi mai e di conoscere, il suo guardare fuori dal finestrino e pensare a chissà cosa, il suo fare lo scemo con lo zio P, suo grande amore. Sono fiera di lui, fiera del mio piccolo viaggiatore.

E mentre scrivo queste ultime righe mi è venuta voglia di Finlandia, di visitarla ancora, di visitare Helsinki, magari a primavera o in estate, oppure un altro inverno al freddo di quell’aria silenziosa e penetrante che difficilmente si dimentica. Eh già, un viaggio che rimane nel cuore, tra i miei ricordi preferiti.

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Caro padre di bambina.

IMG_4125

Caro papà, padre di bambina, di femmina, di ragazzina adolescente, di neonata appena arrivata alla luce, a te caro papà rivolgo queste parole.
Non so se avevi in mente di volere una femmina, non so neppure se lei era desiderata o è arrivata semplicemente quando meno te lo aspettavi, fatto sta che sei padre, padre di una meravigliosa, splendida femminuccia.
Ti osservo spesso, padre di femmina, ti studio un po’ e ti guardo con i miei occhi che osservano il mondo per scrutare e capire da quale parte stiamo andando.
Tutti i padri non sono uguali, ci sono quelli autoritari, quelli amiconi, quelli permissivi, quelli dolci, quelli che neppure sanno dire “ti voglio bene”, ci sono padri che nemmeno giocano con i figli, padri che tornano stanchi dal lavoro e hanno tempo solo per riposare, padri che mettono la moglie al primo posto e si dimenticano di avere dei figli, padri che si mettono in ginocchio per consolare con una carezza, padri che neppure sanno di avere dei figli, padri che abbandonano, padri che picchiano, padri che abbracciano, padri diventati padri per errore, padri che amano alla follia tanto da non avere un attimo per se stessi.
Tu a quale padre appartieni?
Tu padre di femmina hai la ben che minima idea di cosa voglia dire essere una femmina? No, secondo me no!
Oppure pensi di saperlo, ma ti sbagli di grosso.
A meno che tu non sia un padre delinquente, che non ama i propri figli o che semplicemente non ha voglia di dedicarsi a loro, sappi che essere padre di una femmina è esattamente come essere padre di un maschio.
Non sopporto questa distinzione di genere, questo essere maschi e poter fare ciò che si vuole, questo essere femmina e non aver concesso niente o poco. Non sopporto quando alla femminuccia di casa ti rivogli con parole dolci e con una vocina tutta ‘piccicci e cocò’, quando ti prodighi con le braccia che diventano più lunghe del normale per darle un semplice abbraccio, quando a lei dai il bacio della buonanotte più sdolcinato e lungo possibile, e al lui lanci un semplice “buona notte” accompagnato magari da una carezza volante.

Sono stata cresciuta con la frase “loro sono maschi” e io ero la femminuccia di casa che se ne stava in camera sua a piangere quando tutti là fuori, amici e non, fratelli e non, uscivano e avevano la libertà. Libertà che ho conosciuto solo quando le cose le facevo di nascosto dai genitori con quello che ora è mio marito, padre dei miei figli e che all’epoca era il mio “ragazzo nascosto”. Avevo 21 anni età oramai matura per la società di oggi.
Ho sempre avuto la testa sulle spalle, ho sempre cercato di seguire ciò che era giusto e non seguire ciò che era sbagliato, ma poi ho ceduto, ho mentito ai genitori, perché solo così potevo sentirmi anche io un po’ libera come loro, come i miei amici e fratelli. Sono stata amata molto, coccolata, viziata nel ricevere affetto, ancora mia madre si preoccupa tanto per me, ancora ci teniamo per mano se passeggiamo insieme. Sono stata amata e fortunata ad avere una famiglia come l’ho avuto, sono stata però molto protetta e molto controllata, trattata come un fiorellino delicato.

“Diventrai maggiorenne a 21 anni” mi diceva mio padre quando avevo compiuto i 18 e mi dette la possibilità di festeggiarli insieme ad amici. Per me era un traguardo importante, per me era un modo per conquistare un pizzico di libertà.

Oggi pagherei oro e darei un braccio e anche di più per rivedere e risentire la voce di mio padre che mi rimproverava per un rientro a casa in ritardo, per una carezza o per stare semplicemente abbracciati davanti alla televisione. Da lui, per me grande uomo di cuore e di generosità, ho avuto amore, tanto, un amore forse tropo protettivo, un amore al femminile, un amore diverso da quello dato ai maschi di casa. Con loro giocava a calcio, li prendeva in braccio e li faceva volare in alto, a me dava affetto, mi raccontava la storia della buonanotte, quella di quando lui nuotava con i delfini in mare.

Non mi pento di certo di tutto l’amore e affetto che ho ricevuto, mi sono sentita dire che ero viziata, che ero la femminuccia di casa, e so che il mio essere stata viziata non era legato al materiale, perchè i giochi si ricevevano solo a Natale e al compleanno, ma all’affetto ricevuto. I figli vanno viziati di amore, ne sono certa, si dice e lo penso anche io che “l’amore salverà il mondo”, ma l’amore va dato in parti uguali, allo stesso modo, la stessa carezza dolce e lo stesso bacio della buonanotte vanno dati con la stessa intensità sia al maschio che alla femmina, a tutti i figli, allo stesso identico modo.

Una cosa mi preme, cerca caro padre di dare lo stesso amore sdolcinato al maschio e alla femmina, loro sono uguali, sono persone con le stesse esigenze. Sono i caratteri che sono diversi, come tu caro padre hai il carattere diverso da tua moglie o dalla tua compagna o da qualsiasi altra persona, anche loro sono diversi, ma ti prego, non rimproverare solo il figlio maschio se sbaglia, fallo anche con la femmina, ha lo stesso diritto di essere sgridata come un maschio e di essere amata come suo fratello.
A te caro padre chiedo di non fare errori, o almeno prova a non farli, chiedo di non fare distinzione di genere, chiedo se puoi di cercare di capire lui quanto fai con lei.

Quella femmina che hai tra le braccia, che ami come la cosa più preziosa al mondo, che credi non possa sfuggirti di mano mai, amala come il tuo altro figlio, non farla vivere in una campana di vetro, mettila di fronte a ciò che non è poi così bello e prezioso, perchè lei è forte e saprà affrontare le difficoltà come meglio credi, dalle fiducia.

|Pitti Bimbo 84| Dance Off | Balla e ti dirò chi sei

Pronti a ballare? Magari ci scaldiamo un po’ con questo nevischio e gelo che sta cadendo sulla città di Firenze.
Dance Off è il tema di quest’anno, ballare ovunque, ballare sempre, ballare per emozionarsi, ballare per distrarsi, ballare in famiglia, da soli, in gruppo, ballare dentro o fuori, ballare e ballare per capire quale musica siamo e a quale stile apparteniamo.

Balliamo nella sezione kids, con passi di danza puntati su brand nuovi e stranieri, su progetti nati con il cuore che continuano a far parlare di sé edizione dopo edizione, su installazioni consolidate, visto il successo della scorsa edizione. Pitti Bimbo si allarga ancora e lo fa ballando!

Uno dei progetti presentati che oramai sono un must da vedere è senz’altro quello di Unduetrestella DESIGN WEEK, che ogni anno ci conquista con la sua passione per il design e le cose belle, per gli spazi che avvolgono il tanto amato mondo del design per bambini, con una preziosa anticipazione di quella che sarà la più ampia selezione presentata al Fuorisalone a Milano (4-9 aprile 2017). Arte, design e creatività si uniscono secondo il claim Don’t stop per sottolineare la forza dell’infanzia e quanto noi adulti siamo responsabili nella crescita dei più piccoli in questo mondo contemporaneo.

Schermata 2017-01-17 alle 13.49.50

Unduetrestella presenta in questa sede il progetto CUCULA Refugees Company for Craftsand Design da Berlino. “Cucula” è una parola del linguaggio dell’Africa Occidentale che riassume un concetto prezioso ovvero “fare qualcosa insieme” e contemporaneamente “prendersi cura l’uno dell’altro”. CUCULA è un progetto che aiuta i rifugiati a costruire il loro futuro professionale attraverso il design. I pezzi unici di design vengono realizzati nel laboratorio berlinese dai profughi che, grazie alla collaborazione di designer e pedagogisti, imparano un mestiere nuovo. Il punto di partenza è stato il progetto di Enzo Mari Autoprogettazione con i suoi elementi di design come la sedia “Bambino” esposta in questa edizione di Pitti Bimbo.

CUCULA_Sedia-Bambino

Altre novità di Unduetrestella: la versione “mini” del brand italiano Pijama che in questa occasione presenta la nuova linea di cartelle e zainetti per i più piccoli con i tessuti della collezione estiva 2017; dalla Polonia, Pani Pieska con la collezione animaletti tutti fatti a mano in un piccolo laboratorio sulle montagne di Bieszczady.
Continua inoltre la collaborazione con i bellissimi marchi: Alicucio, Nidi, Ocarina mp3, Puella Petite, Studio delle Alpi, MAsking Tape e Linea Mamma Baby. Quest’ultimo presenterà nuovi prodotti per tutta la famiglia come l’intimo baby, i solari SPF 30 e 50+ e il doposole.

Andiamo avanti, perché è sicuramente da vedere la parte dedicata agli Editorials, due grandi pareti al piano inferiore del Padiglione Centrale dove prodotti lifestyle internazionali e italiani vengono raggruppati insieme da uno stesso filo conduttore. Si parla di viaggio con Mini Traveller, il viaggio inteso come sogno e come percorso, dalla mascherina per far finta di dormire alle guide per scoprire il mondo attraverso gli occhi di un bambino, dalla valigia per i piccoli al passeggino all’avanguardia.

Schermata 2017-01-17 alle 15.32.49

Schermata 2017-01-17 alle 15.33.47

Schermata 2017-01-17 alle 15.36.41

Si parla anche di Pet Family perché gli animali oramai sono parte della famiglia, a loro vengono dedicati prodotti di design, a loro ci si ispira, loro sono parte integrante delle nostre vite.

Schermata 2017-01-17 alle 15.41.13

Schermata 2017-01-17 alle 15.42.31

Schermata 2017-01-17 alle 15.40.30

Inoltre, Kartell Kids torna a Pitti con la sua collezione dedicata al mondo del bambino presentando un’installazione speciale con la collaborazione della food blogger Chiara Maci. Sei ricette in esclusiva per il brand, ciascuna abbinata a un prodotto della linea kids. Storie gustose per curiose creazioni: è questo il cuore di #casamaciloveskartell.

Schermata 2017-01-17 alle 14.14.22

Schermata 2017-01-17 alle 14.17.01

Novità di questa edizione è FANCY ROOM lo spazio dedicato al lifestyle del bambino: design di piccoli accessori, gadget e tecnologia. Nel Padiglione Centrale, al piano inferiore, uno spazio-isola dove trovare una serie di oggetti speciali e divertenti dove il filo conduttore è la creatività. Mia preferenza personale: il brand Design letters con le sue cups e bicchieri “letterina” rigorosamente black and white già visti e selezionati a Maison et Objet; il brand Luckyboysunday per i suoi personaggi bizzarri raffigurati sugli accessori come i cuscini e coperte; Noe et Zoe per le sue stelle fluo e il cotone organico; Lullaby Road per glia accessori, cappelli e sciarpe in lana merino; Enfance Paris per la composizione naturale al 100% dei prodotti da bagno; Lapin and Me per le deliziose bamboline e lampade dal gusto vintage.

586d042e4b6a6

pillowlove

Lg--600x400

Altra novità la sezione THE NEST, in collaborazione con il concept lab berlinese Little Pop Up, dedicata a piccoli brand indipendenti, nati da poco o ancora poco conosciuti nel mercato italiano e che hanno le carte in regola per diventare grandi! Occhi puntati su: Garbo&Friends per accessori e tessile dal gusto decisamente raffinato; Grace baby and Child per l’abbigliamento e l’attenzione ai materiali e alla qualità senza dimenticare la classicità di un tempo; Lieblinge, scarpette nate secondo la filosofia che è bene camminare a piedi nudi, per il design accattivante e l’ottima qualità di materiali; Kalinka per la maglieria in lana merino prodotta a mano dal gusto retrò; Mara Mea per le borse dedicate al cambio dei neonati che diventano zaini e shopping bag, per i vestiti che durano anche dopo la gravidanza da indossare il giorno o la sera e dal gusto etnico.

24914572-origpic-db4dc0.jpg_0_0_100_100_635_423_100

46673459-origpic-3ea7b3.jpg_0_0_100_100_635_506_100

img-6157

Schermata 2017-01-17 alle 18.16.12

Continua anche quest’anno la collaborazione con BOLOGNA CHILDREN’S BOOK FAIR presentando il progetto “The Extraordinary Library”. L’universo della moda in 100 gioielli editoriali che Bologna Children’s Books Fair ha selezionato per Pitti Bimbo 84. “The Extraordinary Library”, una libreria particolare che raccoglie al Padiglione Centrale una selezione di volumi di case editrici d’eccellenza provenienti da tutto il mondo. 100 perle editoriali che Bologna Children’s Book Fair ha selezionato per i visitatori di Pitti Bimbo. Libri illustrati che sono incanto per gli occhi, pagine che suscitano stupore e meraviglia.

Little-People-Big-Dreams_Coco_INT_Page_13

Ah! E poi? Due marchi Gray Label e Tiny Cottons che a me stanno a cuore per il design e per la morbidezza dei tessuti, si affacciano per la prima volta a a Pitti! Io ballo, e voi? Seguitemi su Instagram questo giovedì se avete voglia di ballare con me…

Gray_Label_SS17_Pinafore_dres_summer_cardigan

|Natale 2016| Pacchetto regalo home made con la stoffa.

img_0344

Natale si avvicina e pensare al pacchetto regalo per me è come sentire il Natale in anticipo. E’ entrare nell’atmosfera delle lucine, delle decorazioni, dei biscotti alla cannella e del loro profumo che avvolge tutta la casa, dove tutto diventa magia.

Quest’anno il pacchetto regalo di Natale è d’ispirazione giapponese perché fatto con la stoffa.
In Giappone l’arte di avvolgere i regali con la stoffa si chiama Furoshiki e per chiudere il pacchettino si fa semplicemente un nodo. Mi sono limitata a chiuderli con lo spago e a decorarli con dei timbrini home made fatti con le patate. Un modo divertente per coinvolgere anche i bambini!
Niente carta al momento, ma stoffa per creare un pacchetto regalo speciale!

Se a casa vi avanzano pezzetti di stoffa e non sapete cosa farne ecco che è giunto il momento per utilizzarli al posto della solita carta da pacco.
Ho selezionato stoffe dai toni caldi e chiari, rigorosamente in tinta unita, che si adattassero al colore delle pigne con cui poi ho chiuso i pacchettini.

img_0328-1

Cosa occorre:
– pezzi di stoffa per il pacchetto regalo
– coltello e patata da intagliare da utilizzare come timbro
– colore/tempera per tessuti
– pennello
– pigne
– spago o filo di lana per chiudere il pacchetto
– bigliettini auguri

Per i bigliettini di auguri mi sono affidata a quelli di Family Nation che hanno aggiunto una nota di colore in più. Dolci e stilizzati alberelli di Natale insieme a messaggi di auguri pensati con il cuore. Li troverete nella vostra spedizione se deciderete di fare shopping online per i regali di Natale!

Procedimento:
1. Impacchettare il regalo con la stoffa, non importa fermarla con lo scotch, basta chiuderlo con lo spago o con un filo di lana.
2. Tagliare la patata. Basta una forma semplice, dei piccoli triangoli o dei quadratini andranno benissimo.
3. Colorare la parte della patata con la tempera e via agli stampini.
4. Decorare con una piccola pigna la chiusura del pacchetto.
5. Aggiungere il vostro bigliettino di auguri.

img_0332

img_0347

E’ possibile anche riutilizzare la stoffa se usate colori per tessuti. In questo caso potrà diventare un tovagliolo, un asciughino o una tovaglietta, a me piace l’idea che il bordo sia sfilacciato, non per forza cucito alla perfezione.
Consiglio quindi di utilizzare colori per tessuti così da poterli lavare in lavatrice senza che il colore svanisca.
Buon lavoro! E se sfogliate il Family Nation Magazine questo tutorial anche li…
img_0351

Compiere sei anni: un traguardo o una partenza?

3littlepigs-05

Compiere sei anni è un po’ come salutare quel mondo fanciullesco dove ancora noi genitori prendiamo la mano ai nostri bambini per accompagnarli a scuola. A sei anni ci si prende meno per mano e appena posso cerco di stringere quelle manine ancora piccole tra le mie dita.
Sto cercando di non mollare la presa.

Non smetterò mai di dire che il tempo va troppo veloce, non riusciamo a fermarlo se non nella nostra mente, con i ricordi. I ricordi di quando parlavano con la lisca e non riuscivano a pronunciare la lettera erre, quando osservavano il fratello maggiore con molta più ammirazione di adesso, quando i dentini erano bianchi e separati tra loro a causa del ciuccio, quando un tempo esisteva la sequenza dei saluti con carezza, bacino, abbraccio e oggi rimane solo il bacio del saluto sfuggente davanti a scuola.

I sei anni a casa nostra sono un po’ come i ‘terribili due’ di cui si sente parlare spesso. La prima volta che sentii la parola ‘terrible twos’ ero dal pediatra in America. Gregorio aveva appena due anni ed era bravo, anzi bravissimo, sempre sorridente e a lui andava sempre bene tutto. Bambino sereno insomma.
Il dottore notando la sua predisposizione ad essere diligente e sorridente e a farsi visitare senza una minima esitazione mi mise un po’ in guardia e mi parlò della possibilità di questi anni ‘pericolosi’… e ricordo ancora le sue parole: “Non si illuda Signora, adesso il bambino entrerà nella fase dei terribili due, vedrà come cambieranno le cose!”
Tiè, tiè e tiè!
E dopo scongiuri e corna fatte di nascosto me ne andai bella tranquilla in volto e con una fantasia in testa di piatti e bicchieri sbattuti in terra dal seggiole.
Ebbene, noi i due anni li abbiamo vissuti serenamente, senza no, senza capricci e tutto il resto che comportano per di più moltiplicato per tre bambini.

3littlepigs-07

Sono i sei i veri anni terribili…I sei, sono quelli dello scontro, di pensare di poter decidere ciò che si vuole, di metterci alla prova con la nostra traballante pazienza.
Ed eccoci arrivati ad aver oltrepassato il mondo spensierato della materna fatto di gioco e rilassamento, dove noi genitori siamo sempre più consci di quanto sia bello e magico il mondo dell’infanzia.
A sei si cerca di decidere il compleanno che si vorrebbe come la proposta di Nina che desiderava la festa con il clown in piscina, oppure a Gardaland con la classe. Eh no mi spiace, non siamo Paperon dei Paperoni e ti accontenterai di una meravigliosa festa ai giardini proprio come l’anno scorso (cliccare qui) e di una torta al cioccolato in due! Non a caso sono gemelle, lo sanno ovviamente e questa volta mi è sembrato carino fargli soffiare le candeline sulla stessa torta…

3littlepigs-06

E così è andata bene, una festa divertente con lo stesso clown dell’anno scorso, le bambine hanno compiuto sei anni e, da mamma, le ho festeggiate con un po’ di malinconia, sono fatta così, persona sdolcinata che vorrebbe che il tempo si fosse fermato due anni fa.
Perché oggi mi fa un certo effetto sapere che i miei figli sono tutti insieme alle elementari, ovviamente mi piace l’idea che siano insieme e che condividano lo stesso luogo, lo stesso giardino per la ricreazione, ma li vedo crescere troppo velocemente, fare discorsi che forse io alla loro età mi sognavo di pensare. Cominciano a bisticciarsi, a farsi la spia a vicenda e a chiedere: “a chi vuoi più bene mamma?”.
E poi c’è l’altro fatto, non da poco… qui s’invecchia!

Ringrazio Pipoca ecoparty per le meravigliose decorazioni, come la ghirlanda, i tovagliolini, i bicchieri e i sacchettini che ho usato per metterci i pop corn!
E un grazie speciale a Silvia, Punti di Bianco, che in corsa è riuscita a passare e scattare foto!

schermata-2016-10-06-alle-11-08-57

3littlepigs-04

schermata-2016-10-06-alle-13-08-25

Per allestire:
– due teli di iuta usati come tovaglie
– sacchetti del pane sparsi sul tavolo con dentro pan di ramerino e biscotti
– un’alzatina Bitossihome colore bianco per la frutta di stagione
– una vecchia valigia da riempire con sacchettini colorati pieni di pop corn
– vasetti con fiori decorativi nei colori della festa
– vasetti di vetro con marshmallow

Per ringraziare gli invitati (l’idea l’ho presa da una cara e creativa amica):
bigliettini tag
adesivi o tatuaggi da spillare