Design per bambini e materiali naturali nei prodotti &ME.

Chi può accostare al meglio il bello del design per bambini alla scelta di materiali naturali se non il marchio &ME?

Sorprendete, bello, divertente a volte colorato e a volte neutro, accontenta i gusti dei genitori più esigenti, lascia spazio alla creatività dei bambini e in più utilizza materiali naturali come il legno. Minimale con qualche tocco di colore è amore a prima vista da quando Unduetrestella lo ha presentato alla Milano design week anni fa e lo ripropone a Pitti 86 dal 18 al 20 Gennaio 2018.

Si tratta di &ME (brand olandese) e cosa c’è di nuovo in casa &Me e cosa attira la mia attenzione?
Il mio occhio si sofferma su:

Il puzzle composto da numeri giganti e geometrici

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La “montagna russa” in versione minimal rispetto ai labirinti di palline che si trovano in giro. Rimane un oggetto bello da vedere anche quando i bambini non lo utilizzeranno più. E per che no, potrebbe essere un anti stress per adulti?

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Sui blocchi di legno con dettagli di cotone e piccoli oggetti da tirare mordere che stimolano i sensi dei più piccoli.

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Sull’ orologio da appendere al muro della cameretta dei bambini per apprendere il senso del tempo e imparare a leggere l’ora

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E più di tutti anche se non fa parte delle novità è la palestrina per creare un nido stimolante per il bebè.
Non è facile trovare palestrine così accattivanti e di design sul mercato in più ad un prezzo accessibile!

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Educare all’alimentazione: scuola e famiglia a confronto.

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Ce ne sono davvero tante di idee, progetti, prodotti, installazioni, giochi in questa Milano design week 2017 a prova di bimbo, e tra tutto quello che bolle nel pentolone del design for kids c’è un prodotto che ha colpito subito la mia attenzione perché parla ai bambini, attraverso il gioco, di alimentazione, di educazione alimentare, coinvolgendo tutta la famiglia in un’esperienza culinaria divertente e collaborativa. Si chiama KochLust ideato dalla designer Julia Frost e lo presenta a f i l i in Ventura Lambrate dal 4 al 9 Aprile.

Giocare creando ricette più o meno appetitose maneggiando verdure e alimenti che forse i bambini amano poco o che magari trovano disgustosi ma che se manipolati e cucinati dai più piccoli insieme ai grandi forse possono suscitare curiosità, e la curiosità porta ad assaggiare, a capire e a non sprecare.

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Un gioco che presenta tessere di legno pieghevole, illustrate in modo semplice dalla designer, che ha voluto con pochi e lineari tratti suscitare la curiosità dei bambini spronandoli a fare come i grandi. Eh già, perché con questo gioco i bambini aiutano in cucina, tagliano la verdura, mettono la pasta a cuocere, condiscono con olio e sale, utilizzano a volte le stesse verdure per cucinare piatti differenti, diventano consapevoli di cosa vuol dire stare ai fornelli, di cosa vuol dire preparare da mangiare, il tempo che ci vuole, il non sprecare, l’assaggiare.

Ma perchè mi preme così tanto parlare di questo gioco?

Non so se molti sanno cosa sta accadendo a Firenze, una lotta da parte di mamme verso la scuola che riguarda la mensa scolastica. Ovvero un gruppo di mamme si è completamente scagliata verso l’assessore all’educazione di Firenze Cristina Giachi, in difesa dei “diritti alimentari” dei propri figli…
No ma dico io, stiamo scherzando?
La mia generazione e quelle prima sono cresciute a tirate di orecchie se a mensa non mangiavamo tutto. E adesso che sono grande lo posso ammettere, arrotolavo qualche avanzo di cibo nel tovagliolo e a volte guarda caso cadeva sotto il tavolo, io che mangiavo solo pasta in bianco praticamente. I miei sapevano che per me era difficile mangiare a scuola ma non si è mai visto uno dei miei genitore che andasse a scuola a discutere sul menù della mensa, additando i responsabili e coinvolgendo forze politiche che si fanno portavoce solo per raccattare qualche voto. Eh, mi dispiace, ma io trovo tutto molto surreale: questo fatto di proteggere i propri figli da qualsiasi cosa, adesso anche dal cibo.
Educhiamoli invece di proteggerli sempre.
La scuola credo che dovrebbe fare anche questo, educare all’alimentazione, al non sprecare, al gustare cibi diversi da quelli che solitamente vengono considerati “per bambini”.

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Quindi da un lato ci sono le mamme che sono contro la somministrazione di cibi non graditi ai bambini e questi si ritrovano a tornare a casa da scuola digiuni. Capisco che la quinoa, come il polpettone agli spinaci non piaccia alla maggioranza dei bambini, ma mi chiedo se non siamo noi genitori ad aver sbagliato l’approccio figli/cibo facendoli vivere in un loro preciso e catalogato mondo alimentare invece di sperimentare e conoscere altre culture e cibi dai colori più svariati.
Dall’altro lato abbiamo la scuola e i suoi rappresentati che, alle richieste dell’anno passato di genitori sul cambiare il menù scolastico con raccolta firme al seguito, hanno cambiato il menù della mensa in base a tabelle alimentari di cui si occupa il Ministero della Sanità, ma che ahimè quest’anno non ha trovato feedback positivo.

Certo che seguire il metodo del Dott.Franco Berrino, medico e scrittore di libri sul rapporto cancro e alimentazione, non è facile in una società che propone schifezze piene di zucchero e alimenti super raffinati che si trovano ai supermercati e che nella fretta della vita quotidiana acquistiamo per comodità. Ma sostenere che è un’ideologia il ridurre dal menu la carne rossa è troppo. Ci sono degli studi dietro, tabelle alimentari nutrizionali, e lo studio dell’Istituto dei Tumori che sostiene che la carne rossa sia una delle principali cause del tumore all’intestino. Non sono vegetariana, ma cerco di evitare un eccessivo consumo di alcuni alimenti, a favore di prodotti più sani, ma meno kids friendly, come verdura, legumi e cereali. Purtroppo a casa devo lottare con chi è amante della bistecca alla fiorentina!
Se a scuola la carne rossa viene data meno, cucinategliela a casa!

Mi metto tra quelle persone con figli che ogni tanto comprano la merendina, sto attenta agli ingredienti e quando posso prendo quelle del supermercato bio; non faccio assaggiare tutto ai bambini e capita che alla prima faccia disgustata di fronte ad una minestra di verdure a pezzi non insiste troppo sul dover assaggiare per forza, e per non sentire urla o lamentele frulla la verdura facendone una vellutata prelibata che diventa graditissima. Poi ci si mette il marito che no, si assaggia tutto, lui che se non finiva i fagiolini a cena mia suocera glieli dava a colazione. Faccio parte di quelle mamme che cucina cosa piace ai figli, ma che prova anche a spiegare da dove viene il cous cous o la quinoa, che finalmente a casa mangiano anche grazie al menu di scuola. Penso che di fame i nostri figli non moriranno di certo, ma diventeranno schifittosi, viziati, e protetti da e per qualsiasi cosa. Mi spiace.
Unico punto che a me preme su tutta questa vicenda è lo spreco di cibo, a quello non ci sto. So che le autorità competenti e in particolare il Comune si sta adoperando alla ricerca di destinare ciò che avanza a chi ne necessita.
Dobbiamo ritenerci fortunati se la mensa pubblica ci offre un menù vario e sano, è uno dei motivi, forse ormai uno dei pochi, per il quale sono felice di essere tornata a vivere in Italia.

Mamme non nascondiamoci dietro il problema dello spreco per chiedere un cibo più facile per i nostri figli, non dobbiamo solo sfamarli, dobbiamo, e qui l’attuale menù ci aiuta, educarli!

|Candylab| macchine in legno ed è subito california dreaming.

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Chi di noi non sogna di rivivere gli anni 60, quelli americani, sulle note di California Dreaming dei Mamas and The papas e magari al volante di una macchina tipica di quegli anni costeggiando la Pacific Ocean da Los Angeles a San Fransisco con uno stop in un tipico motel caratterizzato da intermittenti luci a neon?

L’ho desiderato e tutt’ora lo desidero fare.
Quando vivevamo a Santa Monica, mio marito ed io siamo riusciti ad arrivare fino a Big Sure, o poco più su, posto mozzafiato, dove pero’ ci siamo fermati e tornati indietro. Non abbiamo proseguito, Gregorio aveva qualche mese e non ce la siamo sentita.

Per tre anni di vita passati lì, avevo sempre o quasi la pancia, mmm quella da gravidanza. Eh… la california rilassa e in california si concepisce di più, e forse è anche per questo che ho così tanta voglia di tornarci…

Chiudo gli occhi e torno alle note di una canzone sixties, vuoi che sia dei Beach Boys o di Saimon & Garfunkel, mi immagino sulla route 66 verso Las Vegas o in viaggio verso sud sempre con la California nel cuore, seduta sul sedile di una Mustang decappottabile a fianco al guidatore, mio marito. Ancora meglio, richiudo gli occhi e mi vedo su una Candylab!

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Le macchine Candylab nascono dal’amore verso gli anni 60, dalla voglia di rivivere quegli anni cavalcando le onde del Pacifico, dal desiderio di far rivivere quel periodo glamour in una chiave moderna lavorando il legno seguendo disegni lineari per farne del giocattolo un’unicità di forma, design e gioco. Nascono dall’amore per il modernariato caratterizzato dai suoi tratti distintivi, le linee pulite e lineari.

Gli ideatori di Candylab toys sono artisti, designer e genitori, influenzati dalla loro passione per le auto classiche di quegli anni, dallo spirito artigianale della metà del secolo.

Nascono così le bellissime auto californiane, accessoriate da caravan trainabili che ricordano il bellissimo Airstream.

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I prodotti Candylab toys, sono in legno massello, dipinti con vernici all’acqua e hanno pneumatici in gomma alimentare.
Mi hanno riportato alla voglia di viaggiare verso la California, sempre nel cuore, ancora lontana.
Intanto pensiamo ad inserirlo nella letterina a Babbo Natale, fa il suo effetto anche come soprammobile quando gli anni passano e i figli diventano grandi.
Candylab rientra in quella categoria di giocattoli di design che durano nel tempo.

La valigia per bambini cavalcabile. Dalla Corea il marchio Bontoy.

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C’è sempre un buon motivo per un viaggetto con i bambini, prendere l’aereo è sempre emozionante per loro e meno lo sta diventando per me. Non so, ma mi sale l’ansietta da aereo, oramai è un po’ che ho quella paura di volare che poi mi passa al momento dell’atterraggio, ma ce l’ho, non se ne va, aumentano i miei anni e con loro le paure.
Ma non vi tengo qui a sentire le mie paranoie e paure sul volare e altre cose…

Vi parlo di Bontoy, la valigia cavalcabile per bambini che arriva dalla Korea.
Il marchio nasce nel 2012 e il 2014 è stato lanciato il prodotto da viaggio ‘Traveller’. L’ho trovato ieri navigando su Pinterest ed ecco qui l’animale da compagnia per piccoli viaggiatori.

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Il marchio Bontoy presta molta attenzione alla salvaguardia degli animali e già per questo ha il mio pieno sostegno. Con il primo prodotto, il cavalcabile ‘Friendimal’ sempre cavalcabile ma a forma di balena, il brand devolve una parte degli incassi al progetto di protezione delle balene. Un modo insomma per fare la differenza. E Bon ton lo fa anche con questo delizioso prodotto da viaggio, devolvendo una parte dei profitti alla salvaguardia di cuccioli di cane abbandonati in Corea per assicurare loro una protezione sicura.

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Bontoy, valigia cavalcabile, è perfetta per un week end, per un viaggio in aereo o semplicemente come gioco a casa per sfrecciare tra i corridoi e fare tunnel sotto le gambe del papà o per portarlo a spasso fino al parco giochi.

Si sta avvicinando il week end, si avvicina il ponte di Novembre, e poi arriva il Natale, per chi sta pensando di prenotare un viaggio con la famiglia, consiglierei di mettere anche lui nella lista dei desideri per una partenza “dog friendly”.

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Lo spazio interno è come uno zaino capiente per la scuola, adatto per metterci un cambio da week end e qualche giocattolo preferito, il pupazzetto per la nanna e altro, adatto anche come bagaglio a mano per l’aereo. Le ruote sono ricoperte di gomma in modo tale da non diffondere rumori noiosi in casa, i materiali sono di alta qualità ed altamente collaudati, la produzione avviene al 100% in Corea e il marchio ha attenuto il “Good design award” nel 2014, il premio più rappresentativo sul design in Corea.

Quasi quasi ci faccio un pensierino…

Tutti in sella con Brum Brum, la balance bike al naturale.

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Si chiama Brum Brum la balance bike che viene dalla Lettonia, Riga. Pensata e progettata da un team di amici molto attento alla qualità, al design, ai materiali e al divertimento, la Brum Brum bike si è aggiudicata il premio del miglior prodotto per bambini in termini di design e progettazione al Good Design Award 2015.

Caratterizzata da materiali naturali come il legno di faggio e di quercia, la Brum Brum bike è pensata per durare nel tempo grazie al telaio, realizzato in compensato curvato, che permette una naturale sospensione assumendone la funzione di molla.
Il bambino si sente sicuro anche in strada dissestata rendendo la sua guida ancora più divertente e la spina dorsale non ne risente.

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Oltre all’ attenzione verso i materiali un occhio di riguardo per le ruote che sono caratterizzate da cerchi in lega leggeri progettati su misura e dalle gomme che non hanno bisogno di aria per essere gonfiate e che sono a prova di taglio.

Pensata per bambini dai 2 ai 6 anni, ovvero appena è possibile salire in sella e toccare per terra con i piedi fino al momento del passaggio con la bicicletta a pedali, la balance bike Brum Brum non vi chiederà nessuno sforzo nel montaggio. Basta solo una vite ed il divertimento è assicurato. Irene di Facciamo che sono mamma l’ ha montata con l’ aiuto della sua piccola Giorgina che ne è stata subito conquistata!

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Forse ancora qualcuno di voi non conosce la ‘bicicletta equilibrio’ che aiuta i bambini ad assumere quell’ equilibrio fondamentale che serve nel passaggio alla bicicletta con i pedali.
Noi non l’ abbiamo fatto e adesso mi pento pensando a: N e G e alle loro cadute nel tentativo di raggiungere almeno tre pedalate; alle nostre fatiche di genitori nel cercare di farle partire con spinte sempre più forti; alla loro tendenza di pendere a sinistra e raggiungere facilmente l’asfalto con un dieci tra le mani.
Ci fosse stata anche ai miei tempi di bambina forse non mi sarei aperta il mento per due volte cadendo sulle pietre del giardino di casa nel tentativo di pedalare a più non posso per imparare ad andare in bicicletta.

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